Dopo le indiscrezioni di martedì ora è ufficiale: l’Unione europea ha bocciato le ultime proposte del governo greco presentate per ottenere entro fine giugno lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti finanziari da 7,2 miliardi. A farlo sapere è stato il portavoce della Commissione, che ha riferito come il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, abbia “informato il governo greco che le ultime proposte non riflettono i progressi fatti nei colloqui fra il presidente Juncker e il premier Tsipras”. “La palla è ora chiaramente nel campo del governo greco, che deve dare seguito a quanto emerso nelle discussioni”, ha detto il portavoce Margaritis Schinas in merito al documento di tre pagine sui target fiscali inviato da Atene a Bruxelles. L’esecutivo di Alexis Tsipras non ha commentato, anzi fonti dell’esecutivo ellenico, secondo il quotidiano Kathimerini, hanno sostenuto di non aver mai ricevuto risposta da Moscovici.

Nel frattempo non è nemmeno confermato il faccia a faccia tra Tsipras, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande, che stando a quanto annunciato dallo stesso esecutivo greco avrebbe dovuto svolgersi mercoledì a margine del vertice tra Ue e comunità degli Stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac). Sia lo Spiegel on line sia l’agenzia Reuters riportano anzi che il meeting non è in programma, anche se la portavoce della cancelliera ha detto che se il leader di Syriza “lo desidera” un incontro è possibile. E, secondo Bloomberg, Merkel sarebbe pronta a un accordo se il governo greco si impegnasse a portare avanti “almeno una” delle principali riforme economiche chieste dai creditori.

Mentre il negoziato con l’Europa rimane in stallo, Atene torna giocoforza a rivolgere lo sguardo verso la Russia. Il ministro per la Produzione e l’energia Panayiotis Lafazanis, secondo quanto riporta il quotidiano Kathimerini, ha infatti anticipato che in occasione nell’incontro fra Tsipras e il presidente russo Vladimir Putin in agenda per il 18 e il 20 giugno il Paese potrebbe firmare l’atteso protocollo d’intesa per il passaggio sul suo suolo del gasdotto Turkish stream. Un progetto che potrebbe fruttare, in termini di anticipi sugli utili, dai 3 ai 5 miliardi di euro. Ossigeno a questo punto indispensabile per le casse vuote di Atene, che a fine mese deve versare 1,6 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale e tra luglio e agosto fronteggiare scadenze per 6,7 miliardi nei confronti della Banca centrale europea. Se non sarà in grado di saldare, il governo non potrà fare altro che ammettere il default.

Intanto il Paese fa i conti con le conseguenze concrete e dolorose della mancanza di risorse. I vigili del fuoco, per esempio, non hanno i soldi per spegnere un incendio in corso da sabato subito fuori dalla capitale. Mercoledì poi in tutta la Grecia c’è stato uno sciopero delle farmacie contro il piano di liberalizzazioni del governo, che porterebbe sugli scaffali dei supermercati le medicine da banco. Il progetto è stato inserito nel documento di tre pagine inviato al Bruxelles group nella speranza di arrivare a un’intesa.

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