Da cinque giorni ad Aspropyrgos, a una manciata di chilometri da Atene, un incendio sta intossicando cittadini e atmosfera. Bruciano 30mila tonnellate di plastica e materiali di risulta, Ma i pompieri ellenici non hanno soldi per spegnerlo. Scuole chiuse, rischio intossicazione e nessun intervento se non il consiglio del ministero della Salute di tenere a casa bambini e anziani.

La nube si vede per chilometri, ma dal ministero rispondono che “non vi è stata alcuna negligenza“. Il problema è che la regione dell’Attica, dove risiede la metà della popolazione greca (guidata da Rena Dourou, fedelissima del premier Alexis Tsipras), non ha fondi da impiegare per i mezzi antincendio. Così nessuno spegne il fuoco e il ministro della Salute Panagiotis Kouroublis, anziché dare immediatamente l’allarme, ha atteso ben quattro giorni per decidere di chiudere le scuole. Un corto circuito politico che si somma alle frenetiche trattative tra Grecia e creditori internazionali sulla crisi finanziaria, ma che una volta di più evidenzia quali siano i concreti effetti di un default che nei fatti si è già verificato.

I vigili del fuoco sostengono che per spegnere l’incendio completamente bisognerebbe penetrare in profondità ma questo richiede tempo. Un modo più rapido sarebbe scaricare molta terra sul fuoco, in quanto solo il terreno potrebbe isolare direttamente il materiale combustibile. Ma per fare servirebbero, secondo i dati forniti dai vigili del fuoco ellenici, circa 200mila euro: tanto servirebbe per inviare decine di camion con terreno pari a circa quattro ettari nell’impianto di riciclaggio da cui le fiamme si sono propagate. Il Dipartimento di Sanità pubblica ha ordinato che restino a casa i cittadini maggiormente a rischio, come le persone con problemi respiratori, i cardiopatici, i bambini e gli over 65. Durante la permanenza in casa ha chiesto poi di tenere chiuse porte e finestre e agli asmatici ha raccomandato di contattare il medico ai primi sintomi.

Il ministro dell’ambiente e dell’energia Panagiotis Lafazanis ha dichiarato che “gli incendi non si accendono da soli, i falò nascono per negligenza o attività criminale“, aggiungendo che molto presto si avranno le risultanza delle indagini delle forze dell’ordine. Durante i primi controlli infatti sono stati ritrovati sul posto lattine di olio, pneumatici e pacchetti di farmaci, per i quali la società titolare del sito non aveva la licenza necessaria. Inoltre l’azienda non aveva messo in pratica le misure antincendio e non aveva avviato il piano per evitare l’inquinamento ambientale e quindi il pericolo per la salute pubblica.

Nel frattempo lo smog tossico non si arresta dalle 12 di sabato scorso nell’intero versante sud-ovest dell’Attica e ha allarmato i residenti delle zone circostanti. Si stima che in cinque giorni siano andate a fuoco circa 30mila tonnellate di materiale di vario genere di cui non si conosce ancora il livello di tossicità. Ma al di là delle responsabilità del rogo, colpisce la mancanza di strumenti di difesa da parte dello Stato greco che, dopo le vicende legate ai disservizi sanitari come la mancanza di garze e farmaci negli ospedali o le ambulanze inutilizzabili perché senza manutenzione, ora si scopre fragile e priva di un presidio basilare come i vigili del fuoco.

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