Da una parte due padiglioni di Expo da ottomila metri quadrati, dall’altra un patrimonio immobiliare pubblico da 55 milioni di euro. E un criterio di selezione identico, diretto e senza gara. A Milano come a Bologna, a Expo come a Fico. A mettere in relazione le due vicende è il Movimento 5 stelle, che dall’Emilia Romagna lancia un appello a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione: “Venga a vigilare anche qui”. Bersaglio delle accuse è la scelta, senza concorso, di Oscar Farinetti, patron di Eataly (e amico e sostenitore di Matteo Renzi) per la gestione del progetto Fico Eataly World, un enorme parco agroalimentare che dovrebbe sorgere a fine 2015, nell’area pubblica del Caab, il mercato ortofrutticolo del capoluogo emiliano. “Un’investitura messianica”, la definiscono i 5 stelle. Mentre il diretto interessato replica alle accuse e si dice perfino disposto ad abbandonare la partita: “Sono ancora in tempo per non farlo”, si sfoga Farinetti, interpellato da ilfattoquotidiano.it: “Non ho voglia di mettermi a discutere con gente che si occupa solo di scandali e non di bellezza. Che chiedano al Caab, non sono io privato che decido se fare un bando”. Poi conclude: “E comunque io sono incorruttibile”.

La guerra tra i 5 stelle e l’imprenditore parte da un’interrogazione, firmata dalla capogruppo grillina in Regione Giulia Gibertoni. “Durante l’Expo – si legge nel testo – Eataly di Oscar Farinetti gestirà due padiglioni per la ristorazione senza aver vinto nessun bando pubblico. Particolare che ha fatto giustamente saltare sulla sedia Cantone, che ha disposto subito degli approfondimenti su questo singolare affidamento”. A 200 chilometri di distanza, secondo Gibertoni, starebbe accadendo la stessa cosa. “Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna (entrambe azioniste di Caab, ndr) hanno di fatto servito a Farinetti su un piatto d’argento il patrimonio del Caab, il mercato ortofrutticolo, per far nascere il parco agroalimentare, anche in questo senza uno straccio di gara”. Per questo “crediamo che sia quantomeno opportuno informare Cantone di quello che sta accadendo a Bologna dove, nel silenzio più assordante, a nostro avviso si sta attuando un palese asservimento degli interessi pubblici a quelli privati”.

Intanto, dopo diversi rinvii, al Caab sono comparse le prime transenne dei cantieri: se le tempistiche, già modificate più volte, dovessero essere rispettate, i lavori di quella che è stata annunciata e descritta come la futura Disneyland del cibo dovrebbero essere terminati alla fine del 2015. A costruire i padiglioni è il Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, colosso delle coop rosse emiliane che ha vinto la gara.

Il fondatore di Eataly (che vede tra gli azionisti oltre a Farinetti anche Coop adriatica, Coop Liguria e Nova Coop) a Bologna ha trovato un terreno pubblico grande come 10 campi da calcio. L’idea dell’imprenditore piemontese è quella di piazzare all’interno di Fico almeno 40 laboratori, e poi ristoranti, punti vendita. Rischio d’impresa e investimento economico per Farinetti e Eataly? Impossibile dare una cifra esatta. “Quanto metto in Fico? Non lo so, è un grande investimento di un gruppo di imprenditori privati – non ci siamo solo noi – che hanno stanziato un sacco di soldi per realizzare questa meraviglia. E comunque non è il caso che lei scriva dei nostri conti”, spiega Farinetti. E poi continua: “Se la paura del Movimento 5 stelle è che ci siano fatti di corruzione nella nostra partecipazione a Expo o a Fico si tolga pure tutti i pensieri: ho altri difetti, ma sono incorruttibile. Inoltre per vivere io ho già abbastanza soldi e non ne voglio altri: tutti quelli che guadagno li reinvesto con l’obiettivo di creare posti di lavoro. A Bologna noi abbiamo proposto di celebrare l’agroalimentare italiano nel mondo. E chi ha voglia di lavorare e di creare posti di lavoro poi si stufa, perché ci sono sempre dei gufi che vanno a cercare il brutto”. Dichiarazioni che non convincono però i 5 stelle, che ora promettono di portare la questione anche in Senato: “Chiederemo spiegazioni al Governo”, assicura la senatrice Michela Montevecchi.

Dal Caab, interpellati da ilfattoquotidiano.it sulla questione, rispondono allegando la risposta al M5S dell’assessore regionale Raffaele Donini, del Pd: “Fico Eataly World sarà realizzato dal Fondo PAI, Parchi Agroalimentari Italiani, di cui Caab si è reso promotore: il mandato per la costituzione del Fondo PAI è arrivato a Caab dall’Assemblea straordinaria dei soci all’unanimità il 3 luglio 2013. Attraverso una gara a evidenza pubblica è stata designata la SGR del Fondo (Società di gestione risparmio ndr), la cui maggioranza delle quote è detenuta da investitori privati. CAAB ha conferito nel fondo solo un diritto di superficie oneroso per la durata di 40 anni al termine dei quali tutto tornerà nella piena disponibilità del Comune di Bologna”. Ma nella risposta, sulle modalità di coinvolgimento di Farinetti e di Eataly non c’è nessun accenno.

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