Guardare alle prossime semifinali di Champions League è come guardare nella storia del calcio europeo: Real Madrid, Bayern Monaco, Barcellona e Juventus sono tra le più blasonate in assoluto anche considerando tutto il mondo calcistico. Il Real detentore del trofeo è capofila di un quartetto di squadre che di “Coppe Campioni” ne ha conquistate 21 (Real 10, Bayern 5, Barcellona 4 e Juventus 2). Allargando lo sguardo a tutte le competizioni il Real Madrid si fregia di 18 titoli Uefa (al pari del Milan), il Barcellona 14 mentre Juventus e Bayern Monaco sono appaiate a 11. Il blasone non si discute e potremmo sciorinare dati su dati ma voglio spostare il riflettore a lato del rettangolo di gioco, dove siedono (poco), sbraitano, fremono, e gioiscono i direttori di queste quattro orchestre che puntano all’esibizione perfetta nel “teatro” della finale di Berlino. In panchina è derby Italia-Spagna: Carlo Ancelotti e Massimiliano Allegri, Pep Guardiola e Luis Enrique. Due tecnici plurivincitori e da record e due che attendono la consacrazione europea il 6 giugno all’Olympiastadion. Il destino ha messo contro Carlo e Max e i due spagnoli.

Carletto da Reggiolo è il primatista di Coppe Campioni, assieme a Bob Paisley vincitore tre volte con il Liverpool sul finire degli anni ’70. Pep Guardiola è già a quota 2 Champions e avendo 12 anni meno di Ancelotti avrà modo di raggiungerlo e superarlo. Lo ha già affiancato nello score della Supercoppa Europea, sempre tre trofei. Potrebbero sfidarsi in finale. Massimiliano Allegri si affaccia per la prima volta, sia da allenatore ma anche ripescando le esperienze da giocatore, alle semifinali di un evento così importante. Luis Enrique che in panchina non ha ancora vinto nulla (La Liga è comunque vicina) le ha assaggiate da giocatore. Il condottiero vale più del passato di ogni squadra, gli schemi e la capacità di mettere in campo l’11 giusto ma soprattutto quella di cambiare in corsa. Fare la mossa giusta è più facile per chi ha a disposizione un’invincibile armata e Allegri questo lo sa. Real, Bayern e Barcellona sono vasi di ferro che viaggiano “sicuri” verso la coppa con le orecchie, ma quel vaso di terracotta, la Juventus, rimane sempre una “Vecchia Signora” da rispettare.

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