Il processo inizierà il 9 aprile: secondo i pm la gara d’appalto comunale fu pilotata. Nonostante ciò il neo-governatore Pd Stefano Bonaccini ha appena stanziato per la “grande opera” di Bologna, mai iniziata, 20 milioni di euro freschi freschi nel bilancio 2015. Questa che vi racconteremo è la storia del People mover, la navetta su monorotaia da oltre 100 milioni di euro che dovrebbe collegare stazione centrale e aeroporto Marconi in otto minuti e che, come livrea, porterà idealmente la scritta Partito democratico. Nelle ultime settimane se ne torna a parlare insistentemente. E non solo per i milioni messi dalla Regione o perché il sindaco Pd Virginio Merola ha annunciato (per l’ennesima volta) che presto i cantieri partiranno. Sono le vicende giudiziarie del trenino mai nato a tenere banco: a processo andranno infatti l’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il capo della coop rossa Ccc, Piero Collina e molti altri nomi grossi in città. Ma ripercorriamo la vicenda.

2004-2006. Tutto inizia 11 anni fa quando a Bologna arriva Sergio Cofferati. La sua giunta comunale annuncia il progetto di un sistema di trasporto automatico (5 chilometri, tutti in sopraelevata), che con un biglietto da 7 euro dovrebbe trasportare i passeggeri che arrivano in aereo e hanno fretta di prendere il loro treno o viceversa. Poche migliaia di passeggeri al giorno insomma, si pensa soprattutto ai viaggiatori d’affari. E gli altri passeggeri più “lenti”? Per loro c’è il bus (il BLQ, tuttora in funzione) o il taxi. Qualcuno fa notare all’assessore Maurizio Zamboni che vicino alla pista di decollo passa già la linea ferroviaria Bologna-Verona: con una diramazione dei binari o con un piccolo bus o ancora con un sistema di tapis roulant (si parla di poco più di un chilometro) la gente arriverebbe in aeroporto al costo di un euro o poco più. Troppo semplice: con l’annuncio del People mover quell’idea viene abbandonata. Intanto le coop rosse edilizie drizzano le orecchie: “Siamo interessati al People mover”, spiega Paolo Cattabiani allora  presidente regionale di Legacoop.

2007-2009, i due bandi di gara. A fine 2007 è finalmente pronto il bando: a sentire Zamboni le aziende sono in fila per partecipare. È un appalto in project financing: l’impresa che vince mette i soldi e costruisce l’opera che poi gestirà per 35 anni, ripagandosi le spese. Nonostante le attese però il primo bando va deserto. Troppo rischioso, secondo le aziende. Ma la giunta Cofferati non accetta la figuraccia e ci riprova. Così nel secondo bando le condizioni per l’aggiudicatario vengono migliorate: se nell’anno non si raggiungerà un minimo di passeggeri (850 mila) il Comune dovrà mettere sino a 1,5 milioni di euro l’anno per diversi anni. E per chi vincerà ci sono i 27 milioni di euro della Regione a fondo perduto e i tre milioni stanziati dall’Aeroporto: tutti soldi pubblici. Si presentano due cordate. Una è formata dagli spagnoli di Acciona e dall’impresa romana di costruzioni Ghella. La seconda offerta è quella del Ccc di Bologna, il Consorzio cooperative costruzioni, colosso delle coop rosse edilizie, che si presenta da solo. L’offerta tecnica migliore è quella degli spagnoli, ma il Ccc fa una offerta economica considerata irresistibile. Che cosa, secondo la Procura di Bologna, ci sia dietro questa offerta lo vedremo poco più avanti. Ma intanto il 4 giugno 2009 viene firmata la Concessione a favore di Ccc: il People mover è suo.

2010. È gennaio. Pochi giorni prima che la giunta di Flavio Delbono cada per lo scandalo Cinziagate, Ccc presenta la sua società di gestione per il People mover: una società, prevista dal bando, che diventerà l’unica titolare dei contratti, dei mutui e degli obblighi della concessione. Si chiama Marconi express, come presidente ha la manager del Ccc Rita Finzi. E qui arriva la sorpresa: come socio al 25% c’è Atc, l’azienda pubblica dei trasporti, di proprietà di Comune e Provincia. “Ma come? – obietta il consigliere di opposizione Daniele Corticelli – non doveva essere un bando in project financing, dove i soldi li mettevano i privati e il comune stava fuori?”. Corticelli va alla Corte dei conti e in Procura della Repubblica a denunciare. Quest’ultima fa partire una inchiesta.

2011. I lavori invece non partono ancora. La giunta regionale di Errani sborsa la prima tranche di 8 milioni di euro. Il sindaco Pd Virginio Merola a maggio vince le elezioni promettendo di fare la navetta, ma subito le opposizioni (su tutti il Movimento 5 stelle) e gli alleati di Sel e Idv vogliono vederci più chiaro. Non c’è infatti solo quel 25% di azioni di Atc. Peggio: i patti parasociali tra Atc e Ccc prevedono che una volta costruita la monorotaia, nel giro di pochi anni il 100% delle azioni della Marconi express passi ad Atc. Insomma il Ccc, dopo avere vinto la gara, nel giro di sei anni si sarebbe sfilato lasciando oneri e rischi di impresa alla azienda pubblica. Inoltre, secondo alcuni studi, il rischio è anche che la navetta viaggi spesso semi-vuota e che, allo stesso tempo, non riesca a smaltire i picchi nelle ore di punta. “Quali picchi?”, chiedono i cittadini. “Non ci sarà anche il BLQ per caricare i passeggeri?” Eh no. Nella concessione del People mover è infatti esplicitamente previsto che il giorno in cui la navetta partirà, il bus sia dismesso: non potrà fare concorrenza al People mover (ma qualunque azienda privata potrà metterci i suoi autobus). La città è in rivolta. Nasce un comitato No People mover.

2012. L’inchiesta dei pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio a fine anno porta a una decina di indagati per la vicenda dell’appalto. Nell’atto di conclusione indagini c’è la ricostruzione dei pm: il 2 ottobre 2008 Francesco Sutti, numero uno di Atc e Piero Collina, numero uno di Ccc, avrebbero stipulato un  “accordo segreto” su una “partnership esclusiva” per il People mover. Per favorire questo accordo, secondo i magistrati, due funzionari comunali avrebbero predisposto un bando di gara che dava più importanza all’aspetto economico che a quello tecnico, “così consentendo a Ccc di presentare l’offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente (Acciona-Ghella), ma reggentesi sugli accordi occulti con Atc spa”. Poi i due funzionari al momento di preparare la concessione non avrebbero posto alcun divieto o limite all’ingresso nella società di progetto per le aziende del Comune. “Atc chiedeva di entrare e prima dell’aggiudicazione della gara fissammo la quota che Atc, in caso di una nostra vittoria, avrebbe avuto nella società di gestione: il 25%. Anche noi avevamo comunque interesse ad assicurarci una società competente come Atc”, spiega Collina ai giornali. Eppure alla gara d’appalto aveva partecipato solo Ccc: nessuno sapeva dell’accordo con Atc. Ora a processo Collina e Sutti risponderanno di turbativa d’asta e abuso d’ufficio. L’ex sindaco Pd Flavio Delbono e il suo assessore al bilancio Villiam Rossi sono accusati invece solo del secondo reato per avere dato l’ok alla sottoscrizione di quei patti parasociali tra Atc e Ccc.

2013-2015. Si arriva ai giorni nostri. Il Pd vuole il People mover nonostante l’appalto sia sotto processo. Del resto alcune anomalie sembrano risolte: Ccc si è impegnata a rimanere per tutto il tempo della concessione dentro Marconi Express, mentre Atc (nel frattempo diventata Tper e partecipata in maggioranza dalla Regione) non dovrebbe superare il 25% di azioni. Ma intanto alcune condizioni sono peggiorate: per fare tornare i conti la Marconi Express ha detto che il biglietto costerà da subito 8 euro e ha ottenuto dal Comune un allungamento della concessione a 40 anni. E poi ci sono le banche: mentre scriviamo non hanno ancora dato l’ok e senza i loro soldi non se ne fa niente. Merola però preme e freme perché partano le ruspe e il governatore Bonaccini gli dà una mano con la seconda tranche di quasi 20 milioni di euro: “È una questione di competitività”. E intanto quei binari già pronti della ferrovia metropolitana sono sempre lì, a pochi metri dall’aeroporto.

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