Il processo inizierà il prossimo 9 aprile. L’opera invece non è mai partita e chissà se mai partirà. Il giudice per le udienze preliminari di Bologna, Rita Chierici, ha rinviato a giudizio politici, funzionari pubblici e manager per la vicenda della gara d’appalto del People mover, la monorotaia che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) collegare in pochi minuti stazione ferroviaria e aeroporto della città. Tra gli imputati ci sono Flavio Delbono, sindaco Pd di Bologna all’epoca dei fatti, il suo assessore al bilancio Villiam Rossi, l’ex numero uno di Atc (l’azienda comunale dei trasporti, oggi Tper) Francesco Sutti, Patrizia Bartolini, Cleto Carlini e Francesca Bruni, funzionari del Comune di Bologna. Andrà alla sbarra anche Piero Collina, numero uno del Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni, la più importante delle cooperative rosse nel settore edilizio.

Nel 2008 il Comune di Bologna aveva bandito una gara in project financing per la costruzione della monorotaia. Questo sistema di appalto, previsto dalla legge, funziona così: un ente pubblico, senza mettere un soldo di tasca propria, affida a un’azienda privata concessionaria la costruzione e la gestione una infrastruttura. La società concessionaria, oltre a costruire, gestirà l’opera per un certo numero di anni (35 nel caso del People mover), recuperando così le spese di costruzione con gli incassi dei biglietti.

Ma secondo i pm Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio (che sono stati coordinati nell’inchiesta dal procuratore aggiunto Valter Giovannini), nel costruire quel bando ci furono delle irregolarità finalizzate a una vittoria del Ccc. Innanzitutto i direttori del settore comunale lavori pubblici e della mobilità, Bartolini e Carlini, avrebbero cucito addosso al Ccc il bando di gara. Questo sarebbe avvenuto sia, per esempio, non inserendo nel bando requisiti tecnici che il Ccc non poteva avere (perché ‘di mestiere’ non gestisce trasporti, ma costruisce); sia permettendo alla coop rossa, dopo la vittoria della gara, di costituire una società di progetto con Atc: la Marconi Express. Secondo il bando redatto dai funzionari comunali, attraverso questa ‘newco’, una volta finiti i lavori di costruzione delle rotaie del People mover, Ccc avrebbe potuto scaricare tutte le sue iniziali partecipazioni (75%) nella Marconi express (e dunque anche gli eventuali rischi della gestione), su Atc. Cioè sull’azienda gestita dal Comune stesso. Un paradosso.

Secondo i pm, Collina (Ccc) e Sutti (Atc) stipularono anche un accordo scritto il 2 ottobre 2008 (rimasto “occulto” all’opinione pubblica per molti anni) che poi sarebbe sfociato, secondo i magistrati, nella creazione di Marconi Express. Nel patto i due imputati avrebbero stabilito una partnership esclusiva per partecipare alla gara d’appalto, a cui ufficialmente si sarebbe presentata solo Ccc. Quest’ultima poi sarebbe stata affiancata da Atc una volta conquistato l‘appalto milionario. Ed è con questo asso segreto nella manica che Ccc, secondo i pm, poté presentare una offerta economica apparentemente più conveniente del concorrente, ma che – come hanno scritto i pm – “si reggeva sugli accordi occulti con Atc in vista del riversamento a quest’ultima dei rischi di gestione”.

Oltre al reato di turbativa d’asta, Bartolini, Carlini, Sutti e Collina (quest’ultimo difeso dall’avvocato paolo Trombetti) sono imputati anche del reato di abuso d’ufficio. Delbono, Rossi e Bruni sono invece imputati solo per quest’ultimo reato. Nonostante l’opera sia stata voluta dalla precedente giunta guidata da Sergio Cofferati, la giunta che votò l’ingresso di Atc dentro la società Marconi Express (come previsto dagli accordi ‘segreti’ Sutti-Collina del 2008) era infatti quella guidata da Flavio Delbono. Unica a essere prosciolta e completamente scagionata è stata l’avvocato Giulia Carestia, allora a capo dell’avvocatura comunale. Era accusata di false informazioni al pubblico ministero.