I lavori dovrebbero iniziare a gennaio, ma i conti della grande opera ormai non tornano neanche ai costruttori. La concessione per il People mover di Bologna potrebbe allungarsi e passare da 35 a 40 anni. È la novità emersa durante la presentazione delle integrazioni al progetto esecutivo della monorotaia soprelevata, che dovrebbe collegare in sette minuti la stazione di Bologna con l’aeroporto Guglielmo Marconi. A comunicare la variazione nei piani economico-finanziari è stata Rita Finzi. La numero uno di Marconi Express, la società di progetto che costruirà e gestirà il trenino (formata da Ccc, il Consorzio cooperative costruzioni e da Atc, l’azienda dei trasporti pubblici bolognese) ha infatti ammesso che, tra ritardi e modifiche in corso di progettazione, l’opera costerà di più.

“Il riequilibrio si è reso necessario a causa dell’importante variante alle strutture richiesto da Rete ferroviaria italiana e anche dall’inasprimento dei parametri finanziari che le banche hanno voluto ridefinire”, ha spiegato oggi in una conferenza stampa a Bologna Rita Finzi, che è anche dirigente del Ccc. “Questa situazione purtroppo è stata aggravata dalla crisi economica in atto e dal fatto che la conferenza dei servizi è durata un anno in più”.

In sostanza la società poteva fare due cose: aumentare la tariffa per la corsa (di 7,50 euro) oppure contrattare un allungamento della concessione. “Verificheremo nei prossimi 30 giorni l’allungamento della concessione a 40 anni”. Il People mover infatti sarà costruito in project financing. Questo sistema di appalto prevede che il Comune, senza mettere un soldo di tasca propria, affidi a un’azienda privata la costruzione e la gestione dell’impianto. La società concessionaria, oltre a costruire, doveva gestire per 35 anni l’opera recuperando le spese di costruzione con gli incassi dei biglietti. Ma ora Marconi Express potrebbe avere bisogno di più tempo per rendere i soldi alle banche.

Oggi alla presentazione delle integrazioni al progetto esecutivo (che domani finiranno sui tavoli del Comune per l’approvazione definitiva) era presente a sorpresa anche l’assessore comunale alla Mobilità, Andrea Colombo: “Partirà una procedura di confronto con l’amministrazione comunale a livello tecnico, perché sono meccanismi previsti dal contratto, e come si arriverà all’ approvazione del progetto esecutivo si arriverà anche a una valutazione congiunta di riequilibrio che comunque si muove dentro il contratto”. Tradotto in breve: se serve gli dovremo concedere l’opera 5 anni di più.

L’appalto del People mover, almeno inizialmente (ma ora i costi sono lievitati) era di circa 90 milioni: 27 milioni finanziati dalla Regione, circa 3 milioni da Sab (la società dell’aeroporto), mentre per la parte restante, circa 60 milioni, il Comune ha bandito una gara in project financing. Inizialmente, l’aggiudicatario che ha vinto l’appalto era il solo Ccc, ma da febbraio 2010, con la creazione di Marconi Express (società prevista dal contratto), anche Atc è entrata nella gestione al 25%.

Ma non è tutto. I patti prevedono che entro il 2020 Atc rilevi il 100% delle azioni di Marconi Express, accollandosi tutti i rischi e i debiti con le banche. Le coop usciranno dall’affare, e in questo modo Atc, che appartiene al Comune, diventerà concessionario unico di se stesso e per di più in project financing.

Questo è il quadro fino a oggi, anche se ultimamente, anche grazie alle inchieste de ilfattoquotidiano.it, sull’onda delle proteste e di due indagini (della magistratura contabile e di quella ordinaria) la questione della compagine societaria dovrebbe cambiare. Tre le questioni in ballo: Atc dovrebbe ridurre la propria presenza, Ccc ha detto che in qualche modo rimarrà nella compagine (e non fuggirà dopo pochi anni); infine amministrazione e Marconi Express sono alla ricerca spasmodica di nuovi soggetti interessati a entrare nell’azionariato.

E qui si apre un nuovo capitolo. Rita Finzi sostiene da mesi l’interessamento di fondi di private equity che vorrebbero investire sull’opera: “Abbiamo avuto diversi di questi contatti con dei fondi finanziari”. Ma il mistero su chi siano questi fondi non è stato svelato neanche oggi.

Poi c’è la questione del presunto interessamento della società aeroportuale (anche quella a maggioranza pubblica), che già finanzia in parte il People mover con quasi 3 milioni di euro. Venti giorni fa la nuova presidente di Sab, Giada Grandi, era sembrata affatto entusiasta del People mover: “L’aeroporto Marconi ha necessità di essere collegato con la città, ma per nostra fortuna ci sono già degli altri collegamenti, che quindi non si intende assolutamente sospendere o fermare”. La presidente si riferiva alla sospensione del servizio Aerobus che da anni collega il centro storico allo scalo, e che secondo il bando del People mover, che Ccc vinse nel 2009, dovrà cessare quando parte la monorotaia. “Il mio punto di vista – aveva detto la presidente dell’aeroporto – è che debba restare anche l’Aerobus, anche perché i percorsi sono diversi, il Blq passa per il centro e soddisfa un’esigenza diversa”.

Questa la posizione di aeroporto. Nelle settimane scorse era saltato fuori anche un presunto interessamento delle cooperative di trasporto, Saca e Cosepuri in particolare, che a Bologna gestiscono già una buona fetta del trasporto pubblico e soprattutto gestiscono la stessa navetta Aerobus. Visto che, come detto, con l’attivazione del People mover si dovrebbe fermare è naturale che le coop vogliano entrare a gestire la navetta che sostituirà il bus. “Mi risulta che il consorzio Nuova Mobilità, di cui fanno parte queste coop, abbia già deliberato per entrare al 10 % nella nuova compagine”, ha spiegato Rita Finzi, che ha poi concluso – inoltre contiamo l’inizio dei lavori dia più visibilità all’opera e crei attrazione”.

I lavori come ha spiegato l’ingegnere Ignazio Belfiore di Ccc, inizieranno con cinque diversi cantieri, che partiranno dal Lazzaretto (la stazione centrale del nuovo mezzo), e dall’aeroporto e solo nell’aprile 2013 entreranno nelle zone di Rfi, che fino ad allora saranno occupate coi lavori della nuova stazione dell’alta velocità.

Da mesi l’opera è sempre più invisa in città, e si teme che sarà un grande spreco. Se ne denuncia l’inutilità e lo spreco di 27 milioni di fondi regionali. È partita anche una raccolta firme per una istruttoria pubblica, una procedura che costringerà il comune a sedersi e parlare coi comitati e coi cittadini. Ma l’assessore Colombo oggi è stato molto chiaro “Si farà l’istruttoria, ma i lavori vanno avanti. Approviamo il progetto esecutivo poi i lavori partiranno comunque. Questa città non può eternamente discutere”. La Finzi a fianco scalpitava: “Noi, assessore, siamo pronti”.