“Non voglio difendere la categoria degli amministratori pubblici, ma è uno solo il politico emiliano romagnolo coinvolto nell’inchiesta Aemilia, peraltro di un partito di minoranza”. Per Luca Vecchi, sindaco Pd del Comune di Reggio Emilia, epicentro della maxi inchiesta condotta dalla Dda di Bologna contro la criminalità organizzata nelle regioni del Nord, 117 arresti più i 46 provvedimenti emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, in Emilia Romagna il “sussulto di responsabilità” invocato da Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nella giornata dedicata al ricordo delle vittime della criminalità organizzata, c’è già stato. Invitato a Bologna come relatore al convegno “Mafie al nord: prevenzione e contrasto” per parlare del ruolo degli enti locali nella lotta alle cosche, assieme al sindaco della Dotta Virginio Merola, a Gian Carlo Muzzarelli, primo cittadino di Modena, e a Federico Pizzarotti, amministratore grillino della città di Parma, infatti, Vecchi sottolinea che “quell’operazione non è nata in 24 ore, ma è figlia di una storia cominciata anni prima, attorno 2009 – 2010, quando il prefetto di Reggio ha iniziato un’imponente azione di carattere preventivo, accompagnata da un cambio di pelle degli enti locali nel rapportarsi al tema dell’infiltrazione mafiosa, degli appalti, delle gare al massimo ribasso, della legalità”.

Eppure a pochi chilometri da Reggio Emilia c’è Brescello, il cui sindaco, il democratico Marcello Coffrini, davanti alle telecamere di Cortocircuito giusto qualche mese fa definì “una persona educata” il boss Francesco Grande Aracri, negando che in città ci sia un problema di ‘ndrangheta. Il comune terremotato di Finale Emilia, poi, sempre a guida Pd, rischia il commissariamento perché il tecnico dell’ufficio Lavori Pubblici ha affidato incarichi alla ditta Bianchini (i cui titolari sono ora in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, sempre nell’ambito dell’inchiesta Aemilia) anche quando quest’azienda era già stata estromessa dalla White list. Gli elenchi, cioè, di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a rischio di inquinamento mafioso, introdotti con il decreto legge 174/2012 per stabilire chi può accedere alle gare d’appalto pubbliche e private nei territori interessati da eventi calamitosi, e chi no. Per fare qualche esempio.

Nell’esporre una ricetta, condivisa anche dagli altri sindaci, per contrastare le cosche già radicate in regione dai tempi del soggiorno obbligato dei boss, tema del convegno organizzato in occasione delle iniziative per il ventesimo compleanno di Libera, tra cui il superamento delle aste al massimo ribasso, un protocollo per la legalità più stringente, il contrasto al gioco d’azzardo, e la condivisione tra Comuni delle informazioni sulle interdittive antimafia, che però richiede un cambiamento della normativa nazionale, quindi, il sindaco di Reggio spezza una lancia a favore dei suoi colleghi della rossa Emilia: “Abbiamo fatto tanto – precisa Vecchi, che di Emilia Romagna terra di mafia non vuol sentir parlare – a Reggio non c’è una settimana in cui non ci sia un dibattito sull’antimafia. Ci sarà in giro qualche sindaco sciocco o ingenuo con cui faremo i conti, ma questa è la terra di Marzabotto e di Casa Cervi, gente che amministra la cosa pubblica in modo corretto”.

Una posizione respinta da Pizzarotti, più critico nell’esaminare il ruolo degli enti locali nella lotta alle mafie. “La prima premessa per trovare cura a una malattia, cioè la mafia, è capire di essere malati. Aemilia ci dimostra che il fenomeno mafioso in regione, semmai, è in crescita. Ciò che serve per combatterlo, quindi, non sono i complimenti, ma leggi concrete che possano essere applicate in tempi certi, e che comportino pene precise, altrimenti ci troviamo davanti a depenalizzazioni o lungaggini, come nel caso del Ddl Grasso”. A esempio, Pizzarotti porta la città che amministra, che nel 2013 è rimasta senza sindaco dopo che l’ex primo cittadino, Pietro Vignali, era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta Public Money. “Tra chi ha patteggiato e chi è uscito dal procedimento giudiziario, chi pagherà? Senza le giuste riforme una manifestazione come quella di Libera resta solo un bel ricordo”.

“Io credo che abbiamo fatto un buon lavoro in questa regione, e che dobbiamo continuare a farlo”, sottolinea invece il sindaco di Bologna. “L’inchiesta Aemilia ci ha sorpresi? No, perché eravamo già sul pezzo con un percorso di verifica avviato 3 anni fa, dopo il terremoto”, replica anche Muzzarelli, che pure rivendica il successo di una ricostruzione post sisma che però procede al rallentatore, partorita, ordinanza su ordinanza, dall’ex governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, poi dimessosi in seguito a una condanna in secondo grado per falso. “Sulla prevenzione e sul contrasto alle mafie dobbiamo ancora fare molto, ma a Modena per esempio abbiamo invitato la commissione parlamentare antimafia, e conferito la cittadinanza al magistrato Nino di Matteo. Sono due passi importanti”.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Mafia, in 200mila a Bologna per la marcia di Libera. Don Ciotti: “Resistenza etica”

next
Articolo Successivo

Bologna, telefonata alla polizia: “Vogliono accoltellare il pm Giovannini”

next