La Rai è viva. A ben sei giorni dall‘offerta del gruppo Mediaset sul 100% di Rai Way, con tanto di speculazioni (al rialzo) in Borsa e conseguente richiesta di chiarimenti da parte della Consob, viale Mazzini ha finalmente ufficializzato la sua posizione. “Con rifermento alla richiesta di informazioni di Consob in data 25/02/2015, in merito all’offerta pubblica di acquisito promossa da Ei Towers sulle azioni emesse da Rai Way, il Consiglio di Amministrazione di Rai ha rappresentato che, anche alla luce delle posizioni espresse pubblicamente dai competenti organi istituzionali – fa sapere l’azionista di maggioranza della società delle torri -, l’attuale quadro normativo e provvedimentale di riferimento, a cui Rai deve necessariamente attenersi e rispetto al quale non ha margini di autonomia per discostarsene, prevede il mantenimento in capo alla stessa del 51% del capitale sociale di Rai Way”.  Un contenuto, però, che non scioglie tutte le incognite della vicenda, visto che di fatto non chiude la porta all’arrivo di Cologno Monzese, seppure come socio di minoranza, come avrebbe fatto invece chiarendo una volta per tutte se le azioni eccedenti il 51% che deve restare allo Stato sono o meno in vendita e se c’è margine per un accordo. Direzione verso la quale sembra invece tendere questo tipo di comunicazione che non spegne del tutto l’appeal del titolo Rai Way e, quindi, le speculazioni.

Per di più il messaggio è stato diffuso con modalità del tutto inusuali e poco consone alle regole del mercato che pure il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, in quanto ex capo della vigilanza di Bankitalia dovrebbe conoscere bene. Così come la Consob di Giuseppe Vegas, che ha lasciato la Borsa in balia delle indiscrezioni per tutto questo tempo e, nonostante già venerdì 27 febbraio il contenuto della risposta della Rai fosse stato anticipato da Repubblica, non ne ha imposto la pubblicazione prima di lunedì sera. Non solo. La nota non è stata diffusa sugli appositi siti per l’informazione finanziaria regolamentata come quello di Borsa Italiana, né tanto meno sulla sezione di quello di Rai Way dedicata agli investitori, bensì su quello della stessa Rai mescolata tra i comunicati sugli ascolti, le fiction e quelli sulla comunicazione istituzionale di viale Mazzini. La Borsa, invece, ha potuto solo prendere atto del fatto che il titolo Rai Way, complice un’altra giornata in rialzo, seppur contenuto, ha ancora all’attivo un guadagno netto del 10,27% rispetto ai valori di martedì 24 febbraio, la vigilia della notizia dell’offerta.

Ha quindi un bel parlare di trasparenza il sottosegretario alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, che da Bruxelles ha fatto sapere che sulla questione Rai Way “abbiamo già detto quanto dovevamo, esiste ora un procedimento in corso e non è corretto aggiungere altro all’esplicitazione delle nostre intenzioni che è per altro già avvenuta”, per poi aggiungere che la situazione del settore italiano delle torri di telecomunicazione è “ha delle specificità che non si possono considerare come delle variabili improvvisamente da mettere da parte. Bisogna operare per assicurare la trasparenza, l’equità e la competizione nel mercato, tenendo conto della realtà che c’è“. Nel governo italiano, ha continuato, “non c’è una discussione” sul modello da seguire. “Noi abbiamo accelerato un’operazione che era già prevista su Rai Way e l’operazione mi sembra che sia andata molto bene. Rai Way ha acquisito un nuovo protagonismo. Le condizioni a cui abbiamo fatto questo percorso sono fissate con una certa chiarezza. Ma non ci sono discussioni del modello” da seguire nel riassetto del settore. Eppure domenica, in un’intervista al Corriere della Sera il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, seppure negando una qualsiasi trattativa pregressa con Mediaset, aveva detto che “una quota (di Rai Way, ndr) è stata messa sul mercato, lì si faranno le scelte: ci sono vari operatori che possono essere interessati allo scambio delle partecipazioni disponibili”.

A questo punto la palla, oltre che in quello della Consob, torna nel campo di Mediaset ed Ei Towers. Le quali in aggiunta alla recriminazione della validità dell’offerta, dovranno valutare se ritirarsi o invece stralciare la condizione a cui l’opoerazione è subordinata, cioè l’adesione del 66,7% del capitale. Una mossa che Ei Towers potrebbe fare con la pubblicazione del prospetto informativo dell’operazione, verso la fine di marzo, o addirittura rinviare alla conclusione dell’Opas, così da vedere il giudizio del mercato (che ha in mano il 35% del capitale) sull’offerta. Sullo sfondo la Commissione di Vegas che, con i suoi tempi, potrebbe decidere di approfondire l’imbarazzante caso che la vede stretta tra Berlusconi, il governo e gli investitori tanto agognati e mettere una pietra sopra alle speculazioni. Proprio mentre Cologno soffia sul fuoco ribadendo che la sua operazione “è pienamente valida e legittima”, dicendosi “convinta della valenza industriale del progetto”. E soprattutto attaccando il valore legale del Dpcm a cui da giorni si attaccano esecutivo e Rai: “Non esiste alcuna norma di legge che imponga il mantenimento del 51% del capitale di Rai Way in mano pubblica”, dice Ei Towers. Quello che nessuno dice, compreso Fedele Confalonieri per il quale dell’operazione non si può parlare perché è “price sensitive”, è che la Rai e il suo azionista pubblico non hanno bisogno di nessuna legge per respingere l’offensiva di Berlusconi: basterebbe dire chiaramente: “No, grazie, non siamo interessati”.

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