«Da oggi su Rainews24 e su Rainews.it non vedrete più i filmati prodotti dall’Isis». Inizia così il video editoriale di Monica Maggioni, direttrice di Rainews24, che in poco più di ventiquattro ore sta già raccogliendo numerosi consensi in rete. Il canale televisivo pubblico dedicato interamente all’informazione ha deciso di non essere più “usato” dallo Stato Islamico come “macchina della propaganda”. Quella propaganda che da mesi non smette di terrorizzare il pianeta realizzando e diffondendo “orrore e crudeltà” attraverso video-esecuzioni di giornalisti, cooperanti, militari, cristiani, musulmani e, ora, anche di antichi reperti archeologici, parte del patrimonio dell’umanità.

Un video-editoriale di un minuto e cinquantatré secondi – sottotitolato anche in arabo e in inglese – che ha tutto il sapore di un pacifico “embargo” strategico all’interno di questo nuovo conflitto asimmetrico generato dall’Isis. In questi mesi, infatti, l’Isis si è nutrito dell’effetto amplificatore rifornito direttamente dagli stessi media occidentali “nemici”, facendo leva sulla loro spasmodica ricerca di un punto in più nello share, trasformandoli così in un inconsapevole alleato.

Ma nell’era dell’immagine, dove ciò che non si vede non esiste e ciò che si vede esiste, Rainews24 non rinuncia a raccontare questa crisi. Anzi, decide di farlo da vera redazione giornalistica, mettendosi “a metà” tra “loro”, i terroristi dello Stato Islamico, e “noi”, il pubblico, target audience. D’ora in poi, infatti, su Rainews 24 e rainews.it si vedrà solo un fermo-immagine o una foto dei prodotti cinematografici a firma Isis. La migliore punizione diplomatica e non violenta che la nuova “Hollywood del terrore” potesse ricevere. Basta quindi allo spazio di questi filmati studiati con una “regia sapiente” che, per tecnica delle riprese, ambientazione e montaggio, assomiglia molto a quella delle serie televisive americane a metà tra spionaggio e azione, dove lo spettatore, rapito dalla suspance, non riesce a smettere di rimanere incollato davanti allo schermo, perché vuole sapere cosa succederà nell’episodio successivo.

terrorista isis

Come spiega a The Guardian Rick Nelson, del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali, pubblicare un video dell’Isis non fa altro che aumentare il potere di questa organizzazione terroristica. Perché «cercano di incutere terrore nei cuori e nelle menti delle persone a livello globale e la diffusione di questi video non fa altro che aumentare il pubblico e gli effetti» (della loro propaganda). «Questi gruppi – continua Nelson – hanno bisogno di una piattaforma» e la pubblicazione dei loro video non fa altro che rifornirli di ciò di cui hanno bisogno.

La scelta di Rainews 24 arriva dopo mesi di acceso dibattito internazionale: pubblicare o no i video dell’Isis? Una decisione già presa lo scorso agosto da twitter e youtube che, seppur argomentata con la necessità di assicurare che le regole sui contenuti non violenti fossero rispettate, ha sollevato un accesissimo dibattito sulla libertà della rete.

Monica Maggioni ammette la difficoltà “per chi fa televisione” di dire “questa cosa non la si vede”. «Però – continua – è arrivato il momento di dire “questa cosa non la si vede” ed è venuto il momento di usare gli strumenti che abbiamo: la nostra intelligenza, i valori democratici, il saper vivere insieme. Per capire qual è il limite al quale anche noi decidiamo di attenerci».

E’ una decisione che fa scuola, questa. Dimostrando tutta la responsabilità giornalistica di cui anche il nostro Paese, oggi più che mai, ha bisogno.

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