Il teatro nel carcere di Rebibbia (Roma) nella sezione di massima sicurezza femminile: un percorso di riscatto sociale che rischia di non andare avanti. Per confrontarsi, specchiarsi e scoprirsi altre dai propri errori fuori. Per elevare gli animi al di sopra dell’abbrutimento morale e della mortificazione fisica del carcere. Quanto può aver senso un percorso del genere tra i cul de sac del carcere? Francesca Tricarico, la regista delle ‘Donne del muro alto‘, ricorda un aneddoto molto efficace. “Quando vidi una delle ragazze scossa dalla somiglianza caratteriale, per coraggio, forza, determinazione, tra lei e un personaggio del testo che vogliamo mettere in scena, si tratta di una storia di detenzione ai tempi della Rivoluzione Francese – afferma – le feci notare che questo, più che metterla in crisi, avrebbe dovuto incoraggiarla e facilitarla nel lavoro. La sua risposta ancora mi rimbomba in testa. Ciò che la turbava tanto di quel personaggio – continua – era che questa donna aveva usato quelle sue caratteristiche non per il bene personale, come spesso aveva fatto lei, bensì per il bene comune”. “E’ ancora quella riflessione, insieme a molte altre, a motivarmi, bene comune”. Sono già stati raccolti 10.923 euro dei 25.000 euro prefissati. La prima delle due annualità è ormai stata coperta. Infatti, il totale è così distribuito: 10.000 euro per l’annualità 2014/15, 10.000 euro per il 2015/16, più 5.000 euro per la realizzazione e la pubblicazione di un libro fotografico fatto dalle detenute stesse. Altri 20.000 euro, in caso la cifra sia raggiunta, li stanzierebbe la Regione. C’è tempo fino all’8 febbraio per partecipare al crowfunding. E c’è bisogno, come spesso accade, del sostegno di molti per andare avanti. Tutte le info su www.ledonnedelmuroalto.it video di Kami Fares

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