Colpi di kalashnikov. Una caccia all’uomo senza precedenti. Due blitz. Ostaggi e cadaveri. Venti in tutto, tra questi quelli dei killer: i fratelli Chérif e Said KouachiAmedy Coulibaly. Sono trascorse così le ultime 55 ore a Parigi, scandite dalla paura e dalla morte. Inizia tutto mercoledì 7 gennaio. Con la strage nella redazione di Charlie Hebdo.

Mancano pochi minuti alle 12, poco prima, alle 11 e 28, sul profilo Twitter della rivista viene pubblicata una vignetta del leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi, che augura a tutti “buona salute”. I giornalisti del settimanale satirico francese stanno tenendo una riunione nella sede di Boulevard Richard Lenoir. Due uomini armati con fucili d’assalto e con il volto coperto sono entrano. Aprono il fuoco. Fulminano 12 persone.  Alle 11 e 57 trapelano le prime notizie degli spari.

Alle 12 e 17  iniziano a circolare le testimonianze dell’attacco. Nelle riprese girate da alcune persone si vedono gli uomini armati freddare un poliziotto ferito, a terra, inerme. Alle 12 e 46 scatta lo stato di massima allerta nella capitale: i due, forse tre, assalitori sono sfrecciano in auto per le strade della città, coprendo la fuga con spari. Alle 12 e 54 le prime parole del presidente francese Francois Hollande vicino al luogo della mattanza: “Combattiamo contro le minacce e puniremo gli assalitori”, dichiara Hollande in un intervento vicino al luogo della strage. Alle 12 e 59 viene pubblicato il primo tweet con l’hashtag #JeSuisCharlie. Da tutto il mondo arriva la solidarietà nei confronti delle vittime.

Alle 14 e 30 emerge la notizia che tra le vittime ci sono tre disegnatori e il direttore di Charlie Hebdo, Stéphane Charbonnier, noto come Charb. Alle 15 e 13 il ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve afferma che “tre criminali” sono coinvolti nell’attacco. La sera migliaia di persone si radunano nella Place de la Republique a Parigi, al Trafalgar Square di Londra e in altri luoghi in tutto il mondo per ricordare le vittime. Sui cartelli la scritta: “Je suis Charlie”. Intanto le forze dell’ordine danno la caccia ai terroristi. Alle 23 poliziotti armati fanno blitz in un appartamento di Reims, a est di Parigi. Ma il primo giorno si conclude con 12 morti e nessuna traccia dei killer.

E’ nella notte dell’8 gennaio che affiorano le prime informazioni sui presunti assalitori. Alle 2 e 41 emerge la notizia che il più giovane dei sospetti, il 18enne Hamyd Mourad, si è consegnato alla polizia dopo aver visto il proprio nome nei notiziari. Poco dopo la polizia diffonde le foto degli altri due sospetti, i fratelli Said e Chérif Kouachi. Alle 7 e 58 il primo ministro francese Manuel Valls annuncia che alcune persone sono state arrestate nella notte. I due sospetti, riferisce Valls, erano noti ai servizi di sicurezza. Alle 9 e 45 i media riferiscono di una seconda sparatoria tra le strade di Parigi: due persone, tra cui una poliziotta, restano gravemente ferite da un uomo che ha aperto il fuoco con un fucile automatico a Montrouge, periferia sud della capitale. L’agente di polizia muore poco dopo.

Media locali riferiscono che alcune moschee in Francia sono state attaccate dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo. Alle 11 e 25 i due presunti autori dell’attacco contro la rivista sono avvistati in una stazione di servizio nel nord della Francia. Alle 14 e 32 vengono dissolti i dubbi sulla matrice della strage a Charlie Hebdo: bandiere jihadiste e bombe molotov vengono trovate in un’auto abbandonata dagli assalitori. Alle 14 e 50 le autorità annunciano che l’uccisione della poliziotta a Montrouge è trattata come “un attacco terroristico”. Alle 16 e 30 la massima allerta viene estesa a nord di Parigi, dove erano stati visti i sospetti. Le ricerche continuano nel pomeriggio. Alle 21 le luci della Torre Eiffel vengono spente in omaggio alle vittime dell’attacco. Intanto centinaia di poliziotti pesantemente armati circondano i boschi nella Foret de Retz, poco più di 50 chilometri da Parigi. Ma i due sospetti sono braccati, ma ancora in fuga.

Venerdì 9 gennaio comincia con degli spari durante l’inseguimento di un’auto a nordest di Parigi, intorno alle 9 e 20. Alle 9.45 la svolta, annunciata dal ministro dell’Interno Cazeneuve: è in corso un’operazione delle forze di sicurezza a Dammartin-en-Goele, a 50 chilometri dalla capitale, dove sono stati dispiegati elicotteri della polizia. Alle 9 e 50 la notizia secondo cui due persone sarebbero state prese in ostaggio nella sede dell’azienda Creation Tendance Decouverte building, in una zona industriale di Dammartin-en-Goele, vicino all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi.

La polizia francese afferma di avere la “quasi certezza” che i due individui trincerati nell’impresa a Dammartin-en-Goele siano i fratelli Kouachi. Sono le 13 e 44 quando vengono uditi colpi d’arma da fuoco a Porte de Vincennes, nella zona sud di Parigi, e una persona rimane ferita. Alle 14 una fonte della polizia francese conferma che il sequestratore che ha sparato a Porte de Vincennes, prendendo in ostaggio almeno cinque persone in un negozio kosher, è l’uomo ricercato in relazione alla sparatoria di ieri a Montrouge, in cui è stata uccisa una poliziotta. Alle 15.03 per l’attacco di giovedì a Montrouge, risultano ricercate due persone e non solo un giovane come si sapeva finora. Si tratta di Amedy Coulibaly, presunto responsabile della sparatoria e della presa d’ostaggi a Port de Vincennes, e di una donna identificata come Hayat Boumeddiene.

Ore 17 spari a Dammartin-en-Goele, accompagnati da forti esplosioni e avvengono nell’azienda dove le forze di sicurezza hanno circondato i due sospetti. Alle 17.16 esplosioni e spari anche a Porte de Vincennes. Alle 17 e 20 i due sospetti per l’assalto alla sede di Charlie Hebdo rimangono uccisi nell’assalto a Dammartin-en-Goele. Secondo Le Parisien, inoltre, i due sarebbero usciti aprendo il fuoco contro le forze dell’ordine nel corso dell’assalto prima di essere eliminati. Alle 17 e 26 Le Monde riporta che anche l’uomo che si era asserragliato a Porte de Vincennes è morto, si tratta di Amedy Coulibaly. Immagini televisive mostrano alcuni ostaggi che si trovavano nel supermercato kosher sono stati evacuati. Ore 17 e  34, la persona che era stata presa in ostaggio dai fratelli Kouachi è indenne e libera.

Alle 18 la polizia fa sapere che quattro degli ostaggi del supermercato di Porte de Vincennes sono morti. Mentre Hayat Boumeddiene, compagna di Amedy Coulibaly, è ancora in fuga e armata. La sua cattura metterà fine ai tre lunghi giorni di Parigi.

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