C’è un secondo passeggero della Norman Atlantic che conferma il racconto di Marios Orfeos Moravicki, il camionista greco che ha spiegato a ilfattoquotidiano.it come i tentativi di rimorchio del traghetto in fiamme si fossero svolti “senza l’aiuto dell’equipaggio”. È un italiano, si chiama Claudio Roveri, ha 62 anni. “Rientravo dalla Grecia per andare in montagna con mia moglie. Poi è scoppiato il finimondo. Quando sono arrivati i rimorchiatori ho dato una mano per tentare di agganciare la nave”.

Come sono andate esattamente le cose?
È sceso prima un camionista greco, Iannis, con la radiolina. Forse gliel’ha chiesto l’equipaggio. Poi sono andato io volontariamente e un inglese. Ci siamo calati a prua con una corda di quindici, venti metri almeno. Quando è arrivato il buio ci hanno raggiunto altri due greci.

C’era qualcuno della crew?
No, dell’equipaggio non c’era nessuno. Avevamo una radiolina con la quale comunicavamo, poi ha smesso di funzionare. L’inglese parlava con la fidanzata che era a bordo e non voleva lasciare la nave senza di lui.

Mostriamo a Claudio lo scatto che ritrae Nick Channing-Williams, il naufrago inglese che al Times ha dichiarato: “Ho tentato di collegare cavi di traino da un rimorchiatore per il traghetto, ma l’equipaggio in quei momenti cruciali era irrintracciabile”. È lui?
Sì, è lui. Era giù con me.

Quanti cavi avete lanciato?
Ricordo quattro, ma ero stordito dal fumo. Più un recupero dal rimorchiatore: è durato un po’, poi è saltato anche quello.

Si sono rotti tutti?
A uno non ho partecipato perché non ce la facevo più però almeno tre o quattro di sicuro.

In tutto questo nessuno dell’equipaggio vi ha mai dato assistenza materiale sul ponte?
No, nessuno si calava giù.

Avete passato uno dei cavi dalla prua al ponte?
L’abbiamo collegato alla corda con cui ci siamo calati. In quattro sotto in quel momento lo tiravano da sotto e loro da sopra.

Avevate un faro?
No, solo la luce del telefonino, l’unica. La situazione era difficile, la nave era anche inclinata.

Twitter: @AndreaTundo1

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