“Da Presidente del Consiglio io entrerò nelle scuole, una volta ottenuta – se così sarà – la fiducia del Senato e della Camera. Mercoledì mattina, come faccio tutte le settimane, mi recherò in una scuola; la prima sarà un istituto di Treviso mentre la settimana prossima andrò in una scuola del Sud”. Quelle che avete appena letto sono le parole del premier Matteo Renzi nell’aula del Senato pronunciate in occasione della richiesta della fiducia il 24 febbraio scorso.

Credevo di sbagliarmi, di aver capito male. Così sono andato a recuperare il resoconto stenografico. Il Premier ha proprio promesso questo. Anzi ha aggiunto: “E lo farò perché penso che sia fondamentale che il Governo non stia soltanto a Roma e, quindi, mi recherò nelle scuole, come facevo da sindaco, per dare un segnale simbolico, se volete persino banale che da lì riparte il Paese”. A Treviso e a Siracusa ci andò a battere il “cinque” con i ragazzi, a scherzare sulla squadra più amata, a presentare il Ministro del Lavoro Poletti e quello dell’Istruzione Stefania Giannini; a fare selfie. A Siracusa i bambini dell’istituto “Raiti” gli dedicarono persino una canzoncina: “Ti salutiamo tutti insieme presidente”. Poi si ha notizia di un’altra tappa a Milano alla scuola primaria Massaua il 13 maggio (che non era mercoledì) e a Palermo lunedì 15 settembre al comprensivo dedicato a don Puglisi.

Sul sito YouTube di Palazzo Chigi non vi sono più video, immagini di visite nelle scuole da parte del premier. Eppure ce li ricordiamo i titoli di alcuni giornali: “Renzi in tour nelle scuole prima tappa sarà Treviso” (Corriere del Veneto), “Il tour nelle scuole di Renzi e la lezione di Blair” (Il Sole24ore). A Treviso, secondo quanto riportato da “Il Tempo” aveva persino dato “una” mail cui scrivergli: “Se c’è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it”.

Io da maestro son sempre lì ad aspettarlo. Da febbraio ad oggi, tolti i mesi estivi, ci sono stati circa 23 mercoledì. Forse non mi sono accorto. Forse il premier ha deciso di visitare le scuole, ogni mercoledì, in sordina. Magari non l’abbiamo visto. Forse ha scelto di andare con discrezione, senza scorta, senza dare comunicazione della sua visita alla stampa. Magari arriva alle 8,30 quando suona la campanella, si infila tra i ragazzi, parla con gli insegnanti, cerca di comprendere cosa accade davvero in un’aula di una scuola di campagna o dell’entroterra sardo. Può essere che abbia scelto di andare nella piccola scuola di Postino di Dovera o di Brisighella o ancora di Decimoputzu in Sardegna. Non credo possa aver illuso i ragazzi che ogni mercoledì, ricordando le sue parole, lo aspettano. Altrimenti che cosa potrebbero pensare di lui?

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