Alla saga per il controllo di Esselunga si aggiunge una nuova puntata. Violetta e Giuseppe Caprotti, due dei tre figli dell’89enne patron Bernardo, hanno infatti depositato un ricorso in Cassazione nell’ambito del giudizio di arbitrato sulla proprietà delle azioni del colosso della grande distribuzione. La mossa, di cui ha dato notizia domenica l’agenzia Ansa, si inserisce nella guerra giudiziaria iniziata nel febbraio 2011, quando emerse che l’imprenditore aveva intestato a sé stesso le quote (92%) della holding Supermarkets Italiani, che negli anni novanta aveva assegnato in parti uguali a Violetta e Giuseppe, figli di primo letto, e Marina, avuta dalla seconda moglie, mantenendo l’usufrutto su un terzo delle quote stesse. Lo scorso luglio la Corte d’Appello di Milano ha confermato il giudizio emesso del 2012 dal collegio arbitrale, affermando che Caprotti aveva pieno diritto di riprendere il controllo delle azioni e respingendo il ricorso di Violetta e Giuseppe. Il quale nel 2005 è stato estromesso dal padre dalla gestione del gruppo, di cui era amministratore delegato. Da allora Bernardo ha ripreso in mano l’azienda, tenendo le redini fino al dicembre scorso quando ha rassegnato le dimissioni da tutte le cariche aziendali.

I figli, però, non intendono mollare la presa. E, mentre in parallelo continua anche una causa civile, ricorrono alla Suprema corte dopo aver rafforzato la squadra dei difensori con l’avvocato Vincenzo Roppo, uno dei legali di Cir nel Lodo Mondadori. Conclusosi, come è noto, con la vittoria dei De Benedetti nei confronti della Fininvest della famiglia Berlusconi. condannata a pagare oltre 540 milioni di euro

Al centro di quest’ultima impugnazione, hanno spiegato all’Ansa fonti giudiziarie, ci sarebbe una serie di difetti di diritto del lodo. Al momento non è stata ancora fissata un’udienza. E potrebbero volerci anni.

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