Lo yoga è una disciplina in cui l’insegnante è tutto. A lui spetta il compito di interpretare e riassumere gli insegnamenti di una filosofia millenaria, riuscendo nell’impresa di renderli chiari a tutti anche nel caotico, ingovernabile mondo moderno. Ma prima che maestri di yoga (e di vita, naturalmente) bisogna ricordare che gli insegnanti sono persone: ciascuna diversa dall’altra, ciascuna con il suo carattere. E quindi si possono incontrare insegnanti empatici, distaccati, seri, comunicativi; ci sono quelli che correggono gli asana degli allievi e quelli che lasciano che ciascuno impari seguendo i propri tempi; ci sono quelli che parlano molto e quelli più silenziosi.

E per un neofita dello yoga non è sempre facile distinguere l’insegnante preparato da quello più improvvisato. Per le scuole di yoga non c’è problema. La preparazione media degli insegnanti è molto alta. Uomini o donne che siano, questi insegnanti hanno spesso cominciato a praticare negli anni ’70 o ’80. Non hanno alcun titolo rilasciato dalle numerose scuole per istruttori o insegnanti di yoga spuntate un po’ ovunque in Italia negli ultimi tempi. La loro capacità si basa su una lunga esperienza e non ha bisogno di nessuna certificazione.

Ma oggi lo yoga, l’hatha yoga nel 90% dei casi, viene proposto anche fuori dai centri, in corsi auto-organizzati, studi di pilates e palestre. Qui qualche piccolo trucco per riconoscere un buon insegnante può venire in soccorso.

Intanto è fondamentale che l’insegnante in questione – di solito più giovane di quelli dei centri yoga – non proponga lo yoga come una sorta di pilates più complesso, né come un modo per dimagrire. Lo yoga è l’unica disciplina olistica che si occupa dell’essere umano in tutte le sue componenti: corpo, mente, coscienza, anima. Non è una specie di ginnastica per la terza età, né l’ultima moda del fitness.

E meglio quindi che l’insegnante sia in possesso di un attestato rilasciato da una delle scuole citate più sopra. Significa che ha studiato, ha letto i più importanti testi di riferimento dello yoga, ha qualche nozione di anatomia e psicologia, e soprattutto ha ben presente la complessità e la profondità della disciplina di cui si occupa. Informiamoci, allora. L’insegnante sarà lieto di raccontarci il suo percorso di studi, quali sono stati i suoi maestri, in quale scuola di yoga va a praticare lui stesso, se segue un metodo d’insegnamento particolare (Satyananda o Iyengar, ad esempio).

In alternativa possiamo fare attenzione alle sue parole. Un insegnante che chiama gli asana con il nome originario in sanscrito (e parlerà quindi di Vajrasana e non di “posizione della folgore”, ad esempio) ha probabilmente una preparazione teorica migliore di chi non lo fa.

Stessa cosa si può dire per chi usa la parola “asana” al femminile. Chi ha studiato anche un poco di sanscrito sa che nella traduzione italiana diventa maschile, e quindi userà questa parola nel modo corretto. A parte questo comunque, la cosa più importante per l’allievo è capire se l’insegnante che si trova davanti è quello giusto per lui, quello che propone lo yoga nel modo più adatto a lui.

A prescindere da quanto sia bravo e famoso, che insegni in una scuola di yoga o in una piccola palestra, se non è la persona giusta non riuscirà mai a entrare in empatia con noi e guidarci in quel favoloso viaggio alla scoperta di noi stessi, a trovare il tasto che riaccende quella Scintilla che è già noi, che è lo yoga.

 

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