Prima tegola sul nuovo Csm faticosamente uscito dalle votazioni in Parlamento per la componente non togata. Non ha i titoli necessari per far parte dell’organo di autogoverno delle toghe Teresa Bene, uno degli 8 laici eletti dal Parlamento, e dunque è stata dichiarata ineleggibile dal primo plenum, presieduto dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha approvato all’unanimità la relazione della Commissione verifica titoli, nominata giovedì scorso subito dopo l’insediamento al Quirinale e formata da Maria Rosaria Sangiorgio (Unicost), Claudio Galoppi (Mi) e Pierantonio Zanettin (Fi). Privo così di un membro, il plenum ha comunque eletto il vicepresidente da affiancare al Capo dello Stato, presidente di diritto: si tratta di Giovanni Legnini, in quota Pd, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Letta e sottosegretario all’Economia nell’attuale governo Renzi (leggi la scheda). L’abruzzese Legnini è cessato dalla carica di deputato una volta votato dal Parlamento al Csm, il 26 settembre, e al suo posto subentrerà il primo dei non eletti del Pd nella regione (allo stato si profila l’ascesa di Gianluca Fusilli). Il passaggio diretto dal governo Renzi al governo delle toghe ha già suscitato polemiche, oggi rimarcatedalò sentaore M5S Alberto Airola: “Ecco come trasferire direttamente un sottosegretario del governo in carica alla vicepresidenza del Csm”, ha postato su Facebook. “Come distruggere l’indipendenza dei poteri giudiziario ed esecutivo… perfetto stile renziano”. 

Il nuovo vicepresidente, però, non risparmia frecciate al governo, a partire dal tema caldo dell’articolo 18. “Renzi ha detto qualcosa di risaputo”, ha detto in un colloquio informale con i giornalisti. “In alcune situazioni la pronuncia di reintegro interviene dopo molto tempo. Condivido l’esigenza di celerità, ma non credo sia colpa dei magistrati“. Così come non rinuncia a un commento su un’altra patata bollente che sta provocando tensioni nell’esecutivo, l’introduzione del nuovo reato di autoriciclaggio: “Sono d’accordo con il presidente del Senato. Spero che il Parlamento lo esamini al più presto”. Ma Grasso era intervenuto nei giorni sull’argomento in termini molto critici verso l’esecutivo, sottolineando la “difficoltà politica di giungere a soluzioni equilibrate e condivise”. E attaccando frontalmente i partiti di governo che hanno di fatto affossato il suo ddl anticorruzione giacente in Senato “da un anno e mezzo”

Toni critici anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che è tornato a strigliare i partiti sul ritardo con cui sono stati eletti i membri non togati dell’oragno di autogoverno dei giudici e a sollecitare la fumata bianca sui due giudici costituzionali ancora mancanti (oggi la quindicesima votazione, ma con il ticket Violante-Bruno in netta crisi dopo le indiscrezioni sui guai giudiziari del secondo, tanto che Pd e Forza Italia vanno verso la scheda bianca). Ma il Parlamento è stato al contrario “frettoloso”, ha rimarcato il Capo dello Stato, eleggendo una candidata priva di requisiti come Teresa Bene.

L’IRA DELL’ESCLUSA: “VIOLATI I MIEI DIRITTI”. Teresa Bene, anche lei eletta in quota Pd, non ha i requisiti richiesti dalla legge, una questione sollevata anche da Il Fatto Quotidiano: non è professore ordinario, ma associato, e non ha esercitato effettivamente la professione di avvocato per 15 anni. La Bene dovrà ora essere sostituita da un nuovo voto delle Camere. Una decisione “errata, infondata e strumentale”, “i miei diritti di interlocuzione sono stati platealmente violati”, ha replicato. “Spiace che tutto questo avvenga ad opera di un organo di rilevanza costituzionale”, ha affermato prima di lasciare l’aula. “La vicenda dell’avvocato Bene mi addolora, ma non credo che questo appanni o indebolisca il prestigio delle istituzioni”, ha commentato Legnini. Ma il caso è difficile da liquidare, soprattutto dopo le parole di Napolitano pronunciate davanti al plenum: “Sono rammaricato di quello che è accaduto: può esserci stata frettolosità e disattenzione in Parlamento nel pur laborioso processo di selezione per i rappresentanti del Csm”. Come è potuto succedere? “Mi dispiace molto questa cosa anche perché l’avevo segnalata e sono stata inascoltata”, afferma Rosy Bindi, Pd, presidente della Commissione antimafia. “Queste sono le cose che un partito non dovrebbe permettersi di fare per quanto riguarda le elezioni degli Organi di garanzia”. E il Movimento 5 Stelle ha buon gioco ad accusa i partiti di “incompetenza”: “Sono finanche riusciti a eleggere al Csm una persona ineleggibile, è veramente disarmante”, si legge in una nota dei deputati del Movimento. “A questo punto al Parlamento non resta che virare su Alessio Zaccaria, candidato al Csm dal voto della rete, professore universitario lontano dalla politica e dai suoi giochi infimi. Ai partiti diamo una notizia – concludono – lui i requisiti li ha”. 

NAPOLITANO: “ORA IL CSM RECUPERI IL TEMPO PERSO”. Dopo l’elezione di Legnini, davanti al plenum è intervenuto il presidente Napolitano, che ha voluto rimarcare il ritardo con cui il Parlamento – tuttora in stallo sull’elezione dei due giudici costituzionali mancanti – è pervenuto alla scelta dei membri laici. “Ora subito al lavoro: il tempo che ha richiesto l’elezione dei nuovi membri del Csm va rapidamente recuperato”. Elezione che, dopo il caso Bene, “non è ancora completata”. 

“Per parte mia”, ha affermato ancora Napolitano, “assicuro che continuerò a seguire con scrupolosa attenzione l’attività del Consiglio, contribuendovi anche attraverso considerazioni critiche, quando ciò si renda necessario, per concorrere a un responsabile dibattito sull’amministrazione della giustizia“. Il presidente della Repubblica, che ha espresso soddisfazione per la nomina del nuovo vicepresidente, si è detto “persuaso che sotto la presidenza effettiva di Legnini, il Consiglio saprà affrontare con obiettività e concretezza anche le questioni più complesse che gli saranno via via sottoposte, così da pervenire a soluzioni adeguate attraverso un confronto sereno, non viziato da contrapposizioni di sorta”.

Terminata la seduta, Napolitano ha detto ai giornalisti di auspicarsi che alle votazioni di oggi sulla Consulta “ci sia una fumata bianca, ma devo solo aspettare. Non sono parlamentare – ha premesso – e non so cosa accadrà oggi”.

LEGNINI: “ACCETTARE SFIDA RIFORME, MA MAGISTRATURA RESTI INDIPENDENTE”. Il nuovo vicepresidente Legnini, nel suo discorso d’insediamento ha posto l’accento sull’accettare la “sfida delle riforme“. Ma la funzione della magistratura “è e dovrà essere sempre autonoma, indipendente e imparziale“, ha precisato. “Si torni a guardare a giudici e pubblici ministeri come ai detentori prestigiosi e affidabili”.

Mentre la riforma della giustizia presentata dal governo Renzi il 29 agosto è una tela ancora in gran parte da tessere, Legnini afferma: “Dovremo essere capaci di promuovere una fattiva cooperazione e un costruttivo dialogo con il ministro della Giustizia, che inviteremo al più presto ad avviare un confronto non rituale ma effettivo”. Intanto ha anticipato che il Csm fornirà un parere sulle ferie dei magistrati, punto di scontro fra Renzi e le toghe: “Il ministro sta lavorando a una mediazione, sono fiducioso che si arrivi a una soluzione positiva”.

Entrando nel merito dei compiti propri del Csm, il nuovo vicepresidente ha sollecitato la nomina del nuovo procuratore capo di Palermo: “Una decisione urgente, proporrò una tempistica adeguata”. La commissione del precedente Consiglio aveva già formulato le sue proposte per l’incarico, ma poi l’iter della pratica era stato bloccato da una lettera del Quirinale, che invitava a procedere alle nomine in base ai tempi della vacanza dei posti. “L’istruttoria c’è già stata. Non c’è volontà di azzeramento – ha assicurato Legnini – discuteremo prima in commissione poi in plenum”. 

Legnini, inoltre, intende dare “centralità” al ruolo del plenum quale “sede depositaria della volontà collegiale” del Consiglio superiore. Un impegno preso nel suo discorso di insediamento e che risponde a una delle questioni chiave poste dai togati nel plenum informale di ieri. Secondo Legnini bisogna anche “eludere le tentazioni corporativistiche e superare le concezioni dicotomiche tra componente laica e componente togata“.

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