Ha passato metà della sua vita a sottoporsi a esami clinici e interventi chirurgici per trovare una spiegazione ai dolori che avvertiva. Gli hanno anche diagnosticato un tumore per sbaglio, prima di capire che 35 anni prima erano stati i medici a dimenticare nel suo addome una garza, lasciata per errore quando venne operato per un’ulcera nel 1976. È il calvario denunciato da un settantenne della Bassa Modenese che, assistito dall’avvocato Mario Marchiò, ora ha chiesto al giudice civile un risarcimento di 230mila euro (ma con gli interessi ultratrentennali la cifra supera i 500mila) alla Regione Emilia-Romagna e all’assicurazione dell’Ausl modenese.

A giudizio del legale, la garza sarebbe stata dimenticata il 15 dicembre del 1976. Al termine dell’intervento iniziò a lamentare dolori, che lo costrinsero a sottoporsi a numerose visite. Nel 1982, dopo diverse gastroscopie, la diagnosi fu di ‘gastrite cronica e polipi iperplastici’. Fu curato e fece altri controlli. Nel 1989 gli fu diagnostica un’infiammazione alla base dei polmoni con un ‘addensamento’. Nel 2011 fu ricoverato per un’occlusione intestinale. In quella occasione fu individuata la massa, considerata ‘di sospetta natura tumorale’. Di nuovo operato, il 16 dicembre 2011, in sala operatoria i medici si accorsero che non c’era un tumore, ma una garza. “Se le negligenze mediche sono ormai prescritte dal punto di vista penale, e nessuno pagherà mai con una condanna – spiega il legale al Resto del Carlino – la causa civile, invece, può essere intentata perché la prescrizione parte da quando è stato scoperto il danno, in questo caso nel 2011. Il mio cliente ha rischiato la morte e oggi convive con le conseguenze di quel drammatico errore”.

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