Chi l’avrebbe mai detto? Tutti l’avrebbero detto. Tutti o quasi. Anche prima della partita con la Costa Rica. Quest’Italia non ha mai convinto del tutto. Così come il delirio al Maracanà di Emis Killa. L’Italia è fuori. Fuori dal Mondiale. Fuori dal Brasile. Dopo la partita contro l’Inghilterra ci siamo esaltati per senso patriottico. Quello che, come dice Prandelli: «Noi non abbiamo».  Morsi o non morsi. Suarez o non Suarez.

Oggi è facile parlare. Con i se e con i ma si diventa tutti allenatori.
Siamo fuori. Fuori e basta.

Per colpa di chi?
Di chi chi chi chi chichichirichi

Di Prandelli? Di Balotelli? Di Renzi? Di Grillo? Dello spray e della tecnologia FIFA? Del gatto Blatter e della volpe Platini? Dell’incubo – un cognome una garanzia –  Moreno?
Di certo non per colpa di Marchisio o di Hannibal Lecter.

Abbiamo tirato poco in porta in questo Mondiale. Poco e male. In fondo bastava un pareggio contro l’Uruguay.
Vero Prandelli?
Ecco perché hai inserito l’incolpevole Parolo, mettendo fuori l’inconcludente Super Mario – che poi di super per ora non ha ancora niente – .
Vero Prandelli?
Perché durante l’intervallo non hai richiamato Giuseppe Rossi? Magari avrebbe preso un volo aereo o un aereo al volo guidato dal capitano Francesco Totti – Ooo sai quanti gol ci facevo io con quindicimila piedi?
Magari sarebbe cambiato tutto.
Sicuro non sarebbe cambiato niente.
Oggi è facile parlare, e con i se e con i ma siamo diventati tutti allenatori pronti a dire Sei Fuori, come Briatore.

Il passo indietro di Prandelli e di Abete che hanno rassegnato le dimissioni –  irrevocabili – è la ciliegina sulla torta non lievitata. Perché questo è un progetto tecnico nato male. Nato storto.
E le loro dimissioni ne sono la conferma.
Un gioco mai espresso ma sempre e solo sperato, in attesa del miracolo azzurro e della telefonata di Papa Francesco. In attesa del colpo di cresta e della grazia di Sant’Antonio da Bari. In attesa di Super Mario e di suo fratello Luigi, senza funghetti. In attesa di un morso che prima o poi sarebbe arrivato. Ed è arrivato. Alla giugulare.
Siamo fuori. Fuori e basta. E va bene così. Nessuna immunità adesso. Nessuna.
Salviamo Darmian, Verratti e chi ha avuto coraggio. Salutiamo Gigi e Andrea. E nessun altro senatore.
Che la rottamazione abbia inizio. C’è più gusto a essere Italiani, peccato che le birre siano finite.
Andate in pace. Con qualche rimorso.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Italia – Uruguay: Mancini, Spalletti o Allegri per il dopo Prandelli

prev
Articolo Successivo

Mondiali Brasile 2014: Balotelli fa solo del vittimismo

next