“Le donne e gli uomini del Pd si impegnano a rinunciare o a astenersi dall’assumere incarichi o decisioni che abbiano una diretta incidenza sul patrimonio personale, del proprio nucleo familiare ovvero di parenti o affini”: così recita il codice etico del Pd, al quale non si è ispirato il premier Matteo Renzi, quando ha conferito l’incarico allo Sviluppo Economico a Federica Guidi, fino a ieri ai vertici dell’azienda di famiglia Ducati Energia. Ma sul tema del conflitto di interessi, la Guidi non ritiene di dare spiegazioni, e a margine della conferenza stampa a Milano su Expo 2015, ai giornalisti che chiedono conto dello stile aziendale adottato dall’azienda di famiglia,risponde: “Non si tratta di delocalizzazione, ma di multilocalizzazione”. E’ lei che si dovrà occupare dei 160 tavoli di crisi aziendali aperti e nonostante le dimissioni dalla Ducati Energia, il neo ministro si troverà ad affrontare anche questioni che riguardano l’azienda di famiglia. Tra i dossier aperti c’è Bredamenarinibus (azienda produttrice di autobus controllata da Finmeccanica), tra i cui pretendenti c’è proprio Ducati Energia e la vicenda Free Duck, mezzo di trasporto prodotto dell’azienda di famiglia, già scelto da Poste Italiane   di Franz Baraggino e Francesca Martelli

 

 

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