Un tesoro da 270 milioni di euro, nascosto in vent’anni di attività imprenditoriale. Il sequestro dei beni dell’imprenditore originario di Napoli Giovanni De Pierro – eseguito dal nucleo tributario della Guardia di finanza di Roma, comandata dal colonnello Cosimo Di Gesù, su disposizione del Tribunale – ha cifre da record. Con una rete di un centinaio di società – molte estere – che componevano quello che, per i magistrati, era un vero e proprio “sistema criminale”: decine di immobili, auto di pregio, uffici, appartamenti e una barca di lusso. Non solo. Nel portfolio dell’imprenditore c’erano anche i terreni della seconda discarica del Lazio, a Borgo Montello, in provincia di Latina, come aveva anticipato già lo scorso giugno ilfattoquotidiano.it. Attività, questa, che proprio in questi giorni sta attraversando un momento burrascoso: i soci privati di uno dei due gestori – la Ecoambiente – sono finiti agli arresti a distanza di pochi giorni (per storie differenti). Prima Manlio Cerroni che possiede le quote del 49% della Ecoambiente, e poi Francesco Colucci, in società con il comune di Latina e secondo socio privato di riferimento.

Ed è proprio la Ecoambiente – attiva a Borgo Montello fin dal 1998 – ad avere stretti rapporti di affari con l’imprenditore Giovanni De Pierro. Una delle sue società sottoposte a sequestro – la Capitolina srl – ha stipulato nel 1996 un contratto di affitto ventennale, dopo aver acquistato le terre dove sarebbe sorta la futura discarica. Una porzione di diversi ettari, dove il gruppo partecipato da Cerroni e Colucci dal 2000 in poi ha stoccato centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dalla città di Latina. Nel 2009 – mesi dopo l’arresto di Giovanni De Pierro per una storia di riciclaggio – la Regione Lazio aveva firmato l’ultima autorizzazione integrata ambientale. In quel documento, però, non era riportato alcun riferimento all’imprenditore napoletano, attribuendo alla società di Latina la proprietà dei terreni. E proprio nei mesi scorsi – poco prima dell’arresto di Manlio Cerroni e dell’Ad di Ecoambiente Bruno Landi – la Regione Lazio aveva espresso un ulteriore parere favorevole al rinnovo di quella autorizzazione, includendo – tra l’altro – la realizzazione di un nuovo impianto di trattamento di rifiuti. Anche in questo caso senza sollevare nessun dubbio su chi fosse il proprietario dell’area.

Le terre di Borgo Montello furono comprate dal gruppo De Pierro dopo il fallimento del precendente gestore, la Ecomont. Quei terreni all’epoca erano una sorta d’inferno dantesco, con diverse fuoriuscite di percolato. Come ricorda anche il decreto di sequestro dell’area, proprio questa zona era stata indicata già nel 1996 da Carmine Schiavone come una delle aree dove il clan dei casalesi ha sversato in passato rifiuti tossici.

Nel 2005 l’Arpa Lazio ha avviato un monitoraggio delle falde acquifere, certificando il forte inquinamento della zona, con sostanze di provenienza industriale e percolato. Negli ultimi dati raccolti nel 2012 anche alcuni pozzi di una zona di coltivazione di frutta e ortaggi, a valle della discarica, sono risultati compromessi, con altissimi tassi di arsenico. Dopo i primi monitoraggi del 2005 la Procura di Latina ha aperto un’indagine nei confronti di Nicola Colucci (fratello di Francesco, l’imprenditore arrestato a Milano per la bonifica di Pioltello) e di Bruno Landi, l’amministratore delegato finito ai domiciliari il 9 gennaio scorso per l’inchiesta sulla holding Cerroni. Ora sulla vicenda cala anche il sequestro della Guardia di finanza e l’ombra del “sistema criminale” del gruppo De Pierro. 

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