Un’indagine sull’operato della Troika. Per capire cosa non ha funzionato negli ultimi anni, quando la delegazione formata da Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea ha gestito le più acute crisi economiche del continente, dall’Irlanda al Portogallo a Cipro, passando ovviamente per la Grecia. L’iniziativa è del Parlamento europeo, a cui non tutte le decisioni della commissione tripartita sono piaciute. In particolare – fanno sapere da Bruxelles -, non ha convinto il fatto che provvedimenti tanto importanti per il destino di uno Stato, e dell’intera Ue, fossero presi da così poche persone e in maniera così poco trasparente.

L’europarlamento ha deciso così di interpellare 18 persone. Un questionario di 29 domande è stato inviato alla fine di novembre ai capi delle istituzioni della Troika, al presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, al presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy e al Commissario europeo Olli Rehn. Altre nove domande sono rivolte a premier, ministri delle finanze e governatori delle banche centrali di Irlanda, Cipro, Portogallo e Grecia. E le prime risposte dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.

“Non vogliamo condannare nessuno”, spiega l’austriaco Othmar Karas, vicepresidente del Parlamento e membro del Partito popolare europeo, responsabile del coordinamento dell’indagine. “L’obiettivo è elaborare una proposta costruttiva per incrementare la trasparenza e la legittimazione democratica della Troika”. Al di là delle dichiarazioni di rito, però, la presa di distanza rispetto all’operato della Troika è evidente. Ad inizio novembre, in un editoriale sul quotidiano greco To Vima, il presidente dell’europarlamento Martin Schulz aveva scritto che “la Troika ha fatto più male che bene”.

Adesso il suo vice, Karas, entra nello specifico: “Se il Parlamento fosse stato più coinvolto, il salario minimo in Grecia non sarebbe stato abbassato”. Persino Commissione Europea e Bce, pur non rinnegando le proprie scelte, ammettono che alcune cose si potevano fare in maniera diversa. Di qui l’esigenza di un’indagine. Il Parlamento ha sottoposto a dei questionari i capi di Bce, Fmi e Commissione europea e dei quattro Paesi interessati, al fine di stilare un dossier su modalità e criticità del funzionamento della Troika. Le domande riguardano principalmente i provvedimenti economici imposti dalla commissione: a Bruxelles vogliono capire come sono stati presi, in che misura ha contribuito ogni singolo ente, quanta voce in capitolo hanno avuto gli Stati nazionali e quanta flessibilità gli è stata concessa, a chi è toccata l’ultima parola.

Dalle risposte (e soprattutto dal confronto fra le varie versioni) dipenderanno i passi successivi. Certo, il fatto che l’europarlamento abbia messo in discussione l’operato della Troika non vuol dire che in futuro essa sia destinata a scomparire. Anzi. “Uno dei problemi fondamentali della Troika – spiegano da Bruxelles – è stato quello di essere fondamentalmente una soluzione d’emergenza, uno strumento ad interim. La Troika deve trasformarsi in uno strumento ordinario, che risponda al Parlamento europeo. Capire come ciò possa avvenire è un altro degli scopi di quest’indagine”.

Non è ancora chiaro, quindi, quale futuro si prospetta per la Troika. Ora non resta che attendere i risultati dell’indagine del Parlamento europeo. Poi, a inizio 2014, si procederà con l’elaborazione del dossier, che dovrebbe essere messo al voto dell’assemblea a marzo. E’ questo il percorso programmato dal Parlamento europeo per riformare la Troika. In origine, il progetto prevedeva di condurre delle audizioni pubbliche fra i cittadini, per sentire anche la loro opinione. Ma a causa delle “ristrettezze di tempo” l’idea è stata per il momento accantonata. Poco male. Per sapere cosa ne pensi la gente comune dell’operato della Troika probabilmente non c’è bisogno di questionari o indagini particolari. Soprattutto in Grecia.

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