A volte noi mamme, sbandierando la retorica di un’intrinseca ‘forza’ che ci distinguerebbe dall’altro sesso, esageriamo, finendo anche fuori strada a sbattere contro fragilità, nodi irrisolti e conti che non tornano, dentro e fuori casa. Ma qualcosa di straordinario in noi però c’è e sembra non esistere violenza o sopruso che possa inficiare l’eterna potenza della maternità. Non conosco personalmente Marina Maurizio, madre del giovane Tomaso Bruno condannato all’ergastolo in India, assieme all’amica Elisabetta Boncompagni, con l’accusa di aver ucciso il compagno di viaggio Francesco Montis, morto dopo un malore nel febbraio 2010. Accusa alla quale non credono neppure i familiari della vittima. Del caso si parla pochissimo. Lo si può conoscere perlopiù seguendo quel che raccontano, su blog e social network, gli amici e lei stessa, che si divide tra il Piemonte e Varanasi nel tentativo di riportarlo a casa.

Da questa madre tanta grinta e informazioni, spesso dolorose, sul caso e non solo, ma mai un cedimento emotivo né una perdita di controllo o un moto di scomposta rabbia. E di motivi di collera ne avrebbe a cominciare dal sostanziale silenzio della nostra stampa e della nostra politica in stridente contrasto rispetto al clamore e alle polemiche tra partiti e Stati suscitate dal caso degli altri due ragazzi italiani in India (i Marò), per non parlare della infinita catena di snervanti rinvii della sentenza sul ricorso alla Corte Suprema indiana, prevista da quasi un anno.

E’ annunciata a giorni l’ennesima data dell’udienza, dopo l’ennesimo rinvio motivato da una popolare festa religiosa, il Diwali. Ebbene, cosa fa Marina? Lo racconta a tutti noi, il Diwali: celebrazioni, sapori, divinità, riflessioni e luci. Come se stesse raccontando una storia. Come quando si ha un figlio in difficoltà e, anziché prenderlo di petto, lo si approccia da una dimensione fiabesca, densa di senso, sogni e verità, molto più di tanta realtà. Augurandole di cuore di riuscire a vincere la sua battaglia, quel che è certo è che Marina, madre, non crollerà mai.

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