Fino a pochi giorni fa si parlava, a carico di Jp Morgan Chase, la più grossa banca americana, di una penale di 13/mld di dollari a titolo di punizione e risarcimento per le gravi inadempienze e infrazioni commesse prima, durante e dopo la grave crisi finanziaria iniziata nel 2007, ma ora, dopo i recenti incontri tra il top management della banca e gli investigatori delle agenzie federali e del Dipartimento di Giustizia, quella penale ha raggiunto la cifra record di 31,6 miliardi di dollari (equivalenti a circa 24,3 mld di euro).

A mettere sotto torchio i massimi dirigenti della banca, dopo le prime indagini condotte dalla S.E.C. (Security Exchange Commission), sono stati i giudici istruttori del Distretto giudiziario di Manhattan, guidati dal Procuratore Generale Eric T. Schneiderman, che hanno competenza territoriale su tutte le irregolarità commesse sulla piazza finanziaria di Wall Street. E loro, contestando punto su punto le infrazioni commesse, hanno stabilito che ci sono abbastanza prove per trascinare la banca alla sbarra …a meno che (trattandosi di reati amministrativi) accetti di pagare le penali e i rimborsi concordati con la procura (si veda la tabella).

JP Morgan Chase- risarcimento

E’ proprio di questo che hanno parlato nell’ultima settimana il procuratore Schneiderman e l’amministratore delegato del grande gruppo bancario, Jamie Dimon, considerato il più brillante banchiere americano dell’ultimo decennio.  

La penale emerge quindi non da una sentenza di un Tribunale, ma da un accordo giuridico inteso a coprire tutte le spese di indagine e legali, nonché i rimborsi delle parti offese, in relazione alle innumerevoli irregolarità commesse dalla banca durante gli ultimi 5-10 anni.

Il povero (si fa per dire) Dimon, si è trovato stretto nell’angolo, proprio come un pugile che non riesce più a parare i colpi che gli arrivano da tutte le parti. Ha dovuto perciò arrendersi e accettare di pagare quella cifra stratosferica, al fine di evitare guai peggiori.

Non è ancora chiaro se questo accordo consentirà agli uomini della banca di evitare le responsabilità personali sulle malversazioni oppure se ci sarà un seguito sul piano penale.

E’ chiaro che, laddove emergessero responsabilità penali, i funzionari della banca verrebbero comunque incriminati anche dopo il pagamento delle penali, ma nel caso di semplici infrazioni procedurali e amministrative, non gravi, la faccenda si chiuderebbe lì’.

Dimon si e difeso dicendo che quelle infrazioni sono state commesse da Washington Mutual e a Bearn Stern, le due grosse banche specializzate in mutui che nel periodo acuto della crisi stavano per fallire e sono state acquistate da Jp Morgan Chase proprio su richiesta di Hank Paulson, l’allora Segretario al Tesoro americano, che ha anche fornito il necessario sostegno finanziario. Sono state quelle banche, nel tentativo disperato di recuperare liquidità, a commettere quelle infrazioni, non Jp Morgan Chase.

La giustificazione, subito sostenuta dal Wall Street Journal, non può però reggere di fronte agli esperti investigatori della Procura di Manhattan. Infatti, anche se è vero che quelle operazioni non le ha fatte la Jp Morgan, è anche vero che chi acquista una proprietà ne assume tutti i diritti e gli oneri. Quindi, salvo le responsabilità penali personali, che verrebbero giudicate a parte, tutti gli oneri derivanti dalle inadempienze normative delle due banche incorporate sono ora a carico della banca che ha acquistato. I manager di Jp Morgan sono troppo esperti per non saperlo. E comunque, è evidente che quelle due banche, acquistate a prezzo di assoluto realizzo, interessavano proprio per le quote di mercato che possedevano e per la competenza tecnica dei loro manager, non per fare un piacere a Paulson. C’era quindi già all’origine un interesse diretto ad accaparrarsi quelle quote, per sostituirsi a loro nel fare quelle operazioni ed allargare la sfera operativa della banca nelle lucrose operazioni di cartolarizzazione dei mutui.

E infatti è stato proprio così. Jp Morgan Chase, che 5 anni fa era seconda o terza, come dimensione del capitale amministrato, dopo Bank of America e Citigroup, adesso è passata in testa e fa ottimi guadagni (quando non cade nella trappola dei concorrenti, come nel caso della “balena londinese”).

Comunque, anche se la somma delle penalità inflitte alla banca è stratosferica, essa non è sufficiente a produrre serie preoccupazioni al management. In fondo è una cifra più o meno corrispondente a quella che la banca ha distribuito ai propri azionisti nei primi due trimestri di quest’anno.

Gli azionisti non saranno certo contenti di sapere che nei prossimi due o tre trimestri vedranno i loro dividendi assottigliati a causa di questo “incidente di percorso”, ma queste sono cose che capitano. Passata la tempesta tutto tornerà presto come prima. Le paghe e i “bonus” dei manager rimarranno comunque pressoché invariati. L’unica cosa che cambierà, anzi ha già cominciato a cambiare, sono le contribuzioni che la banca e i suoi banchieri fanno ai politici e ai giudici per le loro campagne elettorali. Ora staranno molto attenti a non far arrivare nemmeno un centesimo a quelli che tengono atteggiamenti cosi poco “comprensivi” delle difficoltà connaturate nel lavoro del banchiere.

Proprio ieri la Camera dei Rappresentanti del Congresso ha approvato, con il voto anche di una manciata di “democratici”, una risoluzione intesa a cancellare la legge “Dodd-Frank” del 2009, che avrebbe dovuto regolare tutta la materia dei derivati finanziari, ma è stata ostacolata in tutti i modi possibili in questi 4 anni dai congressisti repubblicani. Non ce la farà a passare dal Senato, dove i democratici sono in maggioranza (e comunque Obama ha già detto che metterebbe il veto) ma è giusto un modo di far capire d’ora in poi quale sarà la musica per chi non “riga dritto”.

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