I tedeschi hanno ancora paura della crisi dell’Euro, ma si fidano sempre più dei propri politici. E’ questo il risultato dell’annuale sondaggio realizzato dall’istituto assicurativo R + V su un campione di circa 2400 concittadini maggiori di 13 anni. Alla domanda su quale sia la loro più grande paura, il 68% ha risposto “un rialzo delle tasse a causa dell’euro crisi”, il 61% un rialzo dei costi della vita, il 56% catastrofi naturali (a giugno la Germania è stata vittima di una serie di drammatici alluvioni che tuttora rallentano la proverbialmente efficiente rete ferroviaria nazionale) e il 55% di passare la vecchiaia in una casa di riposo da anziani (tra di loro, sono le donne a preoccuparsene di meno). Solo al 25% è il timore di essere vittime di un crimine. 

Dell’operato dei propri rappresentanti politici ha timore solo il 45% degli intervistati, un dato bassisssimo non solo se in termini relativi (si tratta solo della nona risposta più gettonata), ma anche visto in ottica temporale. L’anno scorso infatti era il 55%. tedeschi si fidano sempre di più di chi li governa, e questo nonostante ci si trovi in piena campagna elettorale, ovvero in un momento in cui i partiti si lasciano andare a slogan e promesse difficilmente mantenibili. L’ultimo caso, in ordine temporale, è ad esempio il nuovo piano di aiuti alle famiglie proposto dalla CDU e dall’FDP che più economisti hanno già ritenuto assolutamente inattuabile per gli eccessivi costi che comporterebbe. Nonostante questo è indubbio che alla luce del risultato del sondaggio, la campagna elettorale della Merkel basata sul mantenimento dello status quo e condita da frasi come “La Germania è forte e così deve rimanere”, sia probabilmente la più adatta a far presa su un elettore che vuole sentirsi semplicemente rassicurato che poco o nulla cambierà. 

Ad analizzare su base territoriale lo studio ci si accorge poi che per la prima volta i dati sulle paure sono pressocché analoghi all’est come all’ovest. La Sassonia-Anhalt è il land dove si teme di più il futuro, seguito dal Meclemburgo-Pomerania, dal Brandeburgo e dalla Baviera. Il land (è una città-regione) più ottimista risulta invece Berlino, dove, nonostante sia in corso un’eccessiva mitizzazione mediatica in termini di opportunità lavorative e d’investimento e nonostante il costo della vita sia cresciuto sensibilmente anche lì (tra il 2011 e il 2012 gli affitti sono saliti del 7,4%, mentre il biglietto AB per i mezzi pubblici ha appena subito il quarto aumento in quattro anni, passando dai 2.10€ ai 2.60€ di oggigiorno ) si respira ancora quell’entusiasmo post-riunificazione che tuttora attira tanti altri tedeschi e stranieri. 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Crisi greca, ora la Troika licenzia anche i medagliati olimpici

next
Articolo Successivo

Crisi greca, Barroso: “Tutta colpa di politici irresponsabili, non dell’austerità”

next