Sette persone sono state arrestate questa notte dalla squadra mobile di Reggio Calabria nell’ambito di un’operazione contro la cosca Alvaro di Sinopoli. Il blitz, disposto dalla Direzione distrettuale, è scattato prima dell’alba. Gli uomini di Gennaro Semeraro hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal giudice per le indagini preliminari. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al concorso esterno e all’intestazione fittizia.

Tra gli arrestati anche l’ex sindaco di San Procopio, Rocco Palermo, già coinvolto nell’inchiesta Meta. Conosciuto con il soprannome di “professore”, Palermo (che militava nell’Mpa), prima di essere accompagnato in carcere, ha urlato “È una vergogna, è una vergogna” mentre usciva in manette dalla questura di Reggio Calabria.

Gli Alvaro, infatti, sono considerati la cosca più influente nei comuni reggini di Sinopoli, Delianuova, Sant’Eufemia d’Aspromonte e San Procopio.

Oltre all’ex sindaco Rocco Palermo, in manette sono finiti i vertici della cosca Alvaro. In particolare la squadra mobile di Reggio ha arrestato Cosimo AlvaroDomenico Alvaro,Giasone ItalianoDomenico Laurendi e Antonio Alvaro. Quest’ultimo è accusato anche di intestazione fittizia. Al centro delle indagini, coordinate dai pm Di Palma e Sottosanti, infatti, c’è il ristorante il “Tocco di Bacco” a Villa San Giovanni. Giasone Italiano, figlio di quello che gli inquirenti descrivono come il defunto mammasantissima di Delianuova, è accusato solo di concorso esterno in associazione mafiosa. Va ai domiciliati, invece, Carmelo Giuseppe Occhiuto.

L’inchiesta, denominata “Xenopolis”, ha svelato il monopolio della cosca nella gestione degli appalti pubblici attraverso amministratori locali e imprenditori compiacenti. L’ex sindaco Rocco Palermo era stato già arrestato nel luglio 2010 nell’ambito dell’operazione “Meta”. Anche in quell’occasione, la direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria aveva contestato al politico di essere espressione della cosca Alvaro.

I dettagli dell’operazione “Xenopolis” sono stati spiegati dal procuratore Federico Cafiero de Raho nel corso di una conferenza stampa. Si tratta di un’indagine in cui “sono emersi i contatti degli Alvaro con il mondo dell’impresa e della politica. Tante intercettazioni e nessuna collaborazione. La ‘ndrangheta è forte per i suoi rapporti con la politica”. A fare i nomi è stato il procuratore aggiunto Michele Prestipino. Nella rete dei pm Di Palma e Sottosanti, infatti, non c’è finito solo l’ex sindaco Palermo (“totalmente asservito agli Alvaro” scrive il gip), ma – aggiunge il magistrato – “sono emersi contatti con il consigliere regionale Pasquale Maria Tripodi, con l’esponente dell’Udc di Milano Domenico Rositano e con il sindaco di Bagnara Calabra Cesare Zappia”, anche lui di centrodestra. L’imprenditore Laurendi procacciava voti a Palermo e, in cambio, otteneva vantaggi per le sue imprese impegnate nella manutenzione delle strade provinciali. È questo il modus operandi al quale le cosche non possono rinunciare”.

Il sistema era quello del tesseramento a favore di politici che, così, avrebbero rafforzato la loro influenza all’interno del partito di appartenenza.

“I rapporti tra il sindaco Palermo e la cosca – ha sottolineato il procuratore De Raho – erano frequenti, profondi e finalizzati agli appalti”.

 

 

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