E’ da un pezzo che ho questa terribile sensazione che ci sia qualcosa che non va nel sistema dell’istruzione pubblica in Italia, ma negli ultimi tempi si è fatta molto più intensa. Ho cominciato a rendermene conto qualche settimana fa, quando il disco rigido del mio Pc ha cominciato a dare segni di declino terminale. Richiesto all’amministrazione del mio dipartimento di poterne comprare uno nuovo, mi sono accorto che dovevo riempire 13 pagine di moduli per autorizzare una spesa di circa 100 Euro.

Proprio oggi, alla seduta del consiglio del mio dipartimento, abbiamo passato più di un’ora a discutere di astrusi punteggi stabiliti dall’ateneo per verificare a quante e quali risorse potevamo accedere (se potevamo). Mentre ero seduto a guardare le infinite tabelle che il nostro direttore stava proiettando sullo schermo, mi è venuto da pensare che avevo cominciato a studiare scienza perché volevo andare sulla Luna. Se avessi saputo che sarei andato a finire così, forse avrei deciso di fare il coltivatore diretto.

Per non parlare delle varie e molteplici commissioni incrociate che dobbiamo formare per valutare la didattica, degli astrusi parametri che si usano per valutare la validità della ricerca; nonché dell’uso crescente di definire l’insegnamento con il termine “erogare didattica”, come se gli studenti fossero dei secchi da riempire. Il tutto sembra studiato con la massima cura per evitare ogni tentativo di fare qualcosa di originale o di intelligente. Per farvi un’idea della situazione (e rabbrividire), potete leggervi questo documento di Giovanni Salmeri. L’ultima notizia che mi è arrivata è quella della chiusura della “scuola di transizione” Teodoro Gaza nel Cilento. Anche lì, sembra che il crimine sia stato di voler fare qualcosa di originale e di intelligente. La storia merita di essere letta nell’articolo di Andrea Degl’Innocenti e in quello di Dario Tamburrano. Per questa scuola, (potete anche firmare una petizione chissà mai che non serva a qualcosa).

Diceva Jay Forrester, quello che aveva dato origine allo studio “I Limiti dello Sviluppo” del 1972, che la gente si rende quasi sempre conto di quali sono i problemi, ma tende spesso ad agire in modo da peggiorarli. Probabilmente sta succedendo qualcosa del genere con l’istruzione pubblica: i problemi ci sono, evidentemente, ma abbiamo trovato il modo di peggiorarli aumentando la burocrazia e scoraggiando quelli che ancora hanno voglia di fare qualcosa di buono.

 

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