Più del 30 per cento della popolazione maschile in Italia è, o è stata, cliente di sesso a pagamento. Un uomo su tre, insomma, va saltuariamente o regolarmente a prostitute. Uomini giovani e anziani, piacenti e anonimi, ricchi e poveri. Tutti uniti dal segreto di questa pratica inconfessabile. Uomini tanto invisibili quanto esposte, sulla strada o sui siti internet, sono le donne alle quali offrono denaro in cambio di sesso. A questi uomini una donna ha dato corpo e voce portandoli sul palcoscenico di un teatro. È Greta Zamparini, che dopo aver esplorato in un precedente spettacolo, Temporaneamente tua, l’universo della prostituzione femminile, porta ora in scena l’altra faccia del fenomeno, i clienti, in Quanto vuoi, dal 5 al 16 giugno al Teatro spazio Tertulliano di Milano.

Come nel precedente lavoro, testi e personaggi sono tratti, oltre che da studi e ricerche, dall’esperienza diretta di Greta Zamparini come volontaria di Segnavia, progetto della Fondazione padri Somaschi che si propone di aiutare le donne vittime della tratta offrendo loro sostegno fisico e psicologico e cure mediche.

"Quanto vuoi", lo spettacolo di Greta Zamparini dal 5 al 16 giugno allo Spazio Tertulliano di Milano

Quelle raccontate da “Quanto vuoi” sono storie vere, come veri sono gli uomini che stanno dietro i personaggi portati sul palcoscenico. E che Greta ha incontrato e interrogato sulle motivazioni che li spingono a pagare una donna per fare l’amore.

Alcuni di loro sono conoscenti che, dopo aver visto il suo primo spettacolo, hanno cominciato a parlarle, trovando in lei la confidente alla quale rivelare il loro segreto. “Poi da cosa nasce cosa e uno di loro, un cliente occasionale, mi ha raccontato di certi suoi amici che andavano regolarmente in Svizzera per fare sesso a pagamento, perché lì è legale e le donne non sono maltrattate come le ragazze straniere che si trovano in Italia. O almeno così credono”.

A Greta si è così disvelato uno strano mondo popolato da uomini che teorizzano il “valore sociale” della prostituzione e si vantano di non sfruttare nessuno ma di pagare donne libere e autonome per i loro servizi professionali. “Anche se – spiega – non è sempre così e pure nella linda e liberale Svizzera “lavorano” minorenni con documenti falsi: bulgare, rumene, eritree importate con la tratta esattamente come avviene in Italia”.

Sulla scena i personaggi maschili sono quattro, a rappresentare le categorie in cui grossolanamente possono essere divisi i clienti: ai “bravi ragazzi” che vanno in Svizzera per non sfruttare le povere immigrate si contrappongono uomini certo meno politically correct che Greta ha trovato sui siti specializzati: uno di loro usa raccontare i suoi incontri a pagamento su un blog osceno, altri si contattano fra loro su diversi siti scambiandosi informazioni su luoghi e Paesi dove trovare il miglior sesso al miglior prezzo: “All’inizio dell’anno fanno i conti di quanto possono investire in questi viaggi di piacere, quindi si informano sulle ultime novità”. Pare che oggi vada forte la Germania, altro Paese dove la prostituzione è legalizzata.

Ci sono anche uomini che danno una lettura più profonda e disincantata del loro segreto: tossici e alcolisti che, a causa della loro dipendenza, non riescono ad avere relazioni fisse e ne instaurano di mercenarie: sono i clienti regolari di prostitute che diventano punti di riferimento nel caos delle loro vite disastrate. “Sono le persone più vere che ho incontrato, quelle con una visione più lucida di se stessi e delle donne alle quali si rivolgono. Senza maschere o infingimenti. Tristi ma autentici”.

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