La Fiom dice no. Il sindacato si è rifiutato di firmare l’accordo che prevede il cambio della causale della cassa integrazione per gli operai FiatMirafiori da ristrutturazione in riorganizzazione. L’intesa, che dovrà essere ratificata dal ministero del Lavoro, interessa tutti i 5.315 lavoratori ed è stato sottoscritto con l’assessorato regionale e l’azienda da Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione quadri. La Fiom, convocata separatamente, non ha invece firmato perché ritiene che “non esistono impegni concreti sugli investimenti, i tempi e le produzioni future da destinare a Mirafiori” e chiede un confronto presso il ministero del Lavoro.

Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese, avverte che “il cambio della causale della cassa integrazione è del tutto irrituale. La cassa per ristrutturazione prefigura investimenti, quella per riorganizzazione no. Mirafiori resta uno dei buchi neri nel futuro dell’auto Fiat, campione di promesse fatte e non mantenute”. Davanti all’assessorato regionale al Lavoro alcune decine di lavoratori di Mirafiori e delle aziende dell’indotto hanno partecipato a un presidio organizzato dal sindacato. “La Fiat – osserva Edi Lazzi della Fiom torinese – dice che non ha fatto licenziamenti, ma circa 4.900 lavoratori hanno perso il posto nelle aziende dell’indotto. Il protrarsi dell’incertezza è drammatico perché in molte imprese stanno per scadere gli ammortizzatori sciali”.

Soddisfatti invece gli altri sindacati, per i quali l’intesa “è un primo passo importante”. “Con quest’accordo di cassa – commenta Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim – partono oggi i primi investimenti per circa 20-25 milioni di euro a Mirafiori. Questa è la partenza degli investimenti che da tempo rivendicavamo per il sito torinese, ora è importante accelerare il processo affinché già a partire dal prossimo anno venga lanciato il nuovo prodotto che rafforzerà il polo produttivo del lusso tra Mirafiori e Grugliasco”.

E, mentre prosegue il braccio di ferro con i sindacati, arrivano brutte notizie per il Lingotto sul fronte delle vendite. Il gruppo ha immatricolato in Italia 35.093 nuove vetture nel mese di aprile, in flessione del 14,4 per cento rispetto alle 40.871 di un anno fa. Le vendite tornano quindi a calare dopo che a marzo erano cresciute del 5,33 per cento. Nei primi 4 mesi del 2013 il gruppo torinese ha venduto 138.273 vetture, in flessione del 10,53 per cento rispetto ad un anno fa.

Migliora invece la quota di mercato in Italia della società torinese, attestata al 30,2 per cento dal 31,36 per cento di un anno fa, ma in progresso rispetto al 28,75 per cento di marzo. Considerando invece il totale di vetture immatricolate nel nostro Paese, le vendite sono calate del 10,83 per cento a 116.209 rispetto alle 130.321 di un anno fa. Dopo la pausa di marzo (-4,9 per cento) torna quindi una flessione a due cifre.

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