C’era un tempo nel quale i comandanti affondavano insieme alle loro navi, poiché sentivano la responsabilità di coloro che gli affidavano la vita, oggi ai tempi di Schettino – il quale nel processo che lo vede coinvolto cercherà persino di dimostrare di essere una vittima – vige il “si salvi chi può”.

Un sentimento sempre più diffuso tra gli italiani amplificato dai balletti politici a cui assistiamo giornalmente, che porta a pensare “arraffiamo ciò che si può” e poi tutti giù dalla nave che affonda.

Un lampante esempio viene dall’Assemblea regionale della Puglia che nel novembre scorso con un atto di responsabilità aveva eliminato i “vitalizi” quantomeno per i consiglieri regionali che non avessero maturato un minimo di cinque anni di contributi. Venne stabilito che dal primo gennaio di quest’anno questi erano aboliti. Facendo due calcoli ci si era resi conto che questi benefit a vita costavano alla Regione 11 milioni di euro all’anno, pari a 910 mila euro al mese!

Ebbene in questi giorni, sapientemente celati in un disegno di legge sui referendum, eccoli rispuntare di nuovo, con un emendamento bipartisan di opposizione e maggioranza. Le norme di novembre varranno eventualmente per i nuovi consiglieri, ma non per gli attuali che se, non lo hanno già maturato, potranno comunque completare il quinquennio contributivo.

Chi è alla prima legislatura potrà ottenere comunque il vitalizio di cui non doveva avere più diritto e chi aveva già più di 5 anni di anzianità potrà arrotondare arrivando ai 15 anni, il massimo della contribuzione e dell’assegno vitalizio.  Che dire…Si salvi chi può!

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