Adesso mi hanno rotto. Tutti o quasi. Non voglio certo ergermi a difensore di una categoria (la mia, quella dei giornalisti) che annovera nella sue file un purtroppo rilevante numero di colleghi che nel corso degli anni hanno fatto di tutto per screditarla, per renderla talvolta quasi un fenomeno da baraccone; che l’hanno svolta, quella professione in modo pressapochista, servile in modo disgustoso, privo di qualunque dignità.

Ma quella che continuo a chiamare la “mia” categoria ci sono moltissime persone sane, corrette, coraggiose nel piccolo e nel grande. E l’attacco cui questi giornalisti italiani (gli altri manco se ne accorgeranno impegnati come sono a tentare di limitare i danni per il loro piccolo orticello) sono oggetto da mesi è insopportabile. L’episodio di Grillo che decide chi far salire sul palco e chi no e poi cambia idea (ma se con le mail i suoi non riescono nemmeno a gestire gli accrediti per una manifestazione di piazza figuriamoci come possono gestire le decisioni riguardanti un intero paese) è solo l’ultimo di una lunga serie.

Berlusconi detta lui le domande, Bersani s’incazza se gli domandano dei suoi rapporti con la Compagnia delle Opere. Riccardi se la prende perché in tv non lo fanno parlare “da solo”. Tutti sono accomunati dalla speranza più o meno esplicita di cancellare chi cerca di scavare, di capire, di sapere. Non vogliono la scomodità. Politici, imprenditori come Marchionne, uomini (più o meno di cultura): tutti sono pronti a esibirsi nel numero del “le mie parole sono state travisate” oppure “le mie parole sono state riportate fuori dal contesto”, come se fossero tutti dei Monsignori Fisichelli qualunque che contestualizzano un bestemmione. Difficile non vedere che l’attacco a chi rompe le scatole è contemporaneo all’attacco complessivo in corso di cui sono oggetto tutti giornalisti italiani: un attacco che ha come fine ultimo quello di distruggerli, di qualità o no, servi o liberi pensatori: e di imporre sempre più diffusamente condizioni di lavoro cinesi indegne in un paese che si dice evoluto.

In modo da fare giornali, radio tv, siti, che non diano fastidio a nessuno. Proprio nel momento in cui in Italia di giornalisti veri e coraggiosi ci sarebbe più bisogno che mai. E ‘ indecente quello che sta succedendo. E nessuno faccia finta di non averlo capito.

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