17 milioni di esemplari venduti, di cui uno acquistato da mamma e papà per mio fratello Vittorio. E lui, poco più che bambino e – purtroppo per me – esageratamente geniale, che se li arruffiana preparando un programma per la gestione dell’autoscuola di famiglia.

Parlo del Commodore 64. E mentre tutti ne celebrano i trent’anni, sono qui a ricordare come quell’attrezzo abbia condizionato la mia esistenza, facendomi sentire un tonto dinanzi alle prodezze di quell’enfant terrible che nel tempo ha – giustamente – seguito le mie avventure informatiche con lo sguardo di Omar Sivori o Pelè dinanzi al palleggio di un imbranato dilettante.

Il compleanno di quell’arnese è in realtà lo spunto per riflettere sull’evoluzione delle tecnologie e sullo spreco di risorse cui quotidianamente assistiamo impassibili. Si è passati dai preziosissimi 64 Kbyte di memoria a spropositate quantità di Gigabyte di Ram per esser costretti a constatare che la maggior parte della gente fa le stesse cose di una volta e sovente riesce a combinare ancor meno.

Vedere l’utilizzo di potentissimi smartphone a fini ludici di basso cabotaggio, fa rimpiangere la visione di quegli appassionati di “snake” e altri giochini del paleolitico digitale che si infiammavano dinanzi a passatempi persino difficili da raccontarsi alle nuove generazioni.

Il computer “casalingo” dell’inizio degli anni ’80 ha avuto innegabili funzioni educative e ha consentito a chi – pur giovanissimo – avesse capacità e intuito di aprire un varco verso il mondo del lavoro. Era l’epoca in cui chi diceva di saper utilizzare un dispositivo informatico lo sapeva fare davvero e aveva modo di “addomesticare” – come il Piccolo Principe la volpe – le nuove tecnologie.

Nonostante la diffusione endemica di computer, palmari e ogni altra sorta di aggeggio elettronico, vedere un ragazzino che scrive un programmino o si inventa un rudimentale videogame è difficile come scorgere una cometa.

Probabilmente abbiamo sbagliato qualcosa. A cominciare dall’interpretazione del concetto di “digital divide”: non è la distanza tra chi sa e chi non sa/può adoperare le tecnologie, ma il distacco sempre più crescente tra quanto sa fare l’utente e quanto può fare la macchina.

Presunti utenti esperti che non arrivano a servirsi nemmeno del 5% di quel che pc, tablet e smartphone potrebbero fare, non si chiedono chi utilizzi il restante 95% delle potenzialità. E non si pongono nemmeno il problema che qualcuno potrebbe farlo al posto loro, magari a loro danno.

Invece di creare, pochi davvero a farlo, si precipitano tutti a scaricare “apps” senza sapere cosa queste facciano davvero

Per un attimo ripenso al Commodore 64 e a tutti i sogni che era capace di regalare. E mi dispiace per chi, pur satollo di modernissimi gadget e fabulistiche opportunità hi-tech, non abbia conosciuto quelle emozioni.

A scopo terapeutico, quasi ci fosse un’omeopatia del bit, suggerisco di dare un’occhiata ad un vecchio catalogo di traumatici congegni del passato. Può far piacere agli amanti del vintage e agli Indiana Jones della tecno-archeologia, ma forse riesce a regalare un sorriso anche agli altri.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Battle Dungeon, il gioco ucciso in una settimana dalla pirateria

next
Articolo Successivo

Regali di Natale 2012, l’anima del commercio anti-crisi? eShopper e eBay

next