Ieri sera ho assistito al dibattito delle primarie del centrosinistra. Indubbiamente al livello comunicativo e telegenico la sfida è stata vinta da Renzi. L’immagine che ha comunicato era davvero vincente? Buca lo schermo, sintetico, efficace, ma in molti abbiamo avuto al sensazione di assistere quasi ad un provino televisivo.
Qual è il confine tra una comunicazione efficace e una comunicazione autentica? eh sì, perché Renzi mi ha dato davvero davvero questa sensazione: tutto costruito, copione preparato minuziosamente, credo anche che abbia fatto le prove con il cronometro assieme al suo spin doctor Giorgio Gori. Renzi a mio avviso vince il premio per l’inautenticità. Come psicologa ho avuto esperienza nella selezione del personale, ho fatto quindi molti colloqui, una delle cose che mi disturbava era vedere il candidato troppo proteso a dare buona impressione, anche la spocchia del primo della classe o dell’arrivista era una caratteristica che prendevo in considerazione. Voi mi direte che un leader deve avere per forza ambizione e carisma ma per lavorare con gli altri un politico non deve essere troppo narciso, non deve rubare la scena, non deve farsi sopraffare dalle sue ambizioni o dal suo ego o rischia di scegliere collaboratori mediocri, che non offuschino il suo mito personale.
Ne sa qualcosa Berlusconi, che si è circondato di inetti servili e forse ha capito la lezione anche Di Pietro che ha candidato gente come Maruccio o Scilipoti. L’egocentrismo al potere contraddice quello che dovrebbe essere un vero portavoce. Un portavoce o leader non deve parlare per se stesso e non dovrebbe mirare al potere personale ma dare almeno l’impressione di avere degli ideali, dei contenuti condivisi e ulteriori rispetto al suo ego.
L’impressione che ho è che anche Grillo voglia oscurare scientemente i suoi attivisti, impedendogli di diventare conosciuti andando in televisione. C’è da chiedersi se il suo intento sia nobile (non vuole che entrino nel tritacarne del personalismo o studiato, il proprietario sono io, non devi oscurare la mia figura). Una cosa è certa. La televisione è un’arma a doppio taglio: puoi essere efficace al livello comunicativo e risultare vincente ma questo non vuole assolutamente dire che tu sia il vettore delle informazioni o contenuti migliori. Berlusconi è stato il maestro della propagandatelevisiva e tutti sappiamo come ha distrutto culturalmente il nostro paese. Una cosa buona in questo dibattito c’è stata: il teatrino del dileggio e il pollaio del litigio è stato evitato. Tutti i Big Five erano coscienti che il messaggio che doveva passare era: “nel centrosinistrasiamo sereni, ci vogliamo bene e comunque sia vincerà la democrazia”.
Chi ha vinto in questo dibattito è stato il politicamente corretto e da oggi in poi si inaugurerà un nuovo modo di parlare e comunicare la politica. Il bassissimo livello cui ci aveva ridotti il berlusconismo, con i suoi utili idioti nei talk show aizzati da pseudo giornalisti è stato superato, chi di dovere ne farà tesoro? Forse questa è stata una lezione anche per Grillo che dovrebbe accogliere il decalogo di consigli di Travaglio: è passato il momento della rottura con le parolacce e il dileggio. E’ arrivato il momento di costruire democrazia interna, dialogo, programma e confronto. Queste sono le parole chiave. La politica non deve diventare spettacolo e il confronto è necessario e non può essere limitato al web.
La televisione è il male del secolo ma anche un potente strumento da dominare e addomesticare alla correttezza. Le primarie del centrosinistra rischiano di diventare un boomerang per Grillo se non si adopera sin da ora a smetterla con le epurazioni, ieri c’erano posizioni diverse, in ogni movimento ci sono dissidenti e critici, se si vuole essere migliori bisogna avere l’intelligenza di fare del dissenso un valore. Se la lezione del confronto senza espulsioni arriva da un centrosinistra che ha tante colpe e se chi si oppone non si apre alla democrazia rinunciando ad essere proprietario assoluto, si rischia di inficiare tutto.
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