Negli anni Settanta era stato protagonista di alcune tra le pagine più buie della storia italiana, dal cosiddetto Golpe Borghese che sostenne di avere bloccato con una telefonata alla strage della Questura di Milano, 17 maggio 1973. Sempre assolto Amos Spiazzi, il generale della Rosa dei Venti – che la stampa dell’epoca definì lo Charles De Gaulle di provincia-  è morto ieri a Verona e i funerali si svolgeranno oggi. Fu condannato all’ergastolo in primo grado per la strage della Questura e poi assolto in appello e in Cassazione. In più occasione aveva sostenuto di conoscere “mandanti ed esecutori” di ogni strage’.

Il nome di Spiazzi era diventato noto, in particolare, agli inizi degli anni settanta in occasione delle inchieste sugli ambienti legati all’estrema destra eversiva, in particolare al cosiddetto “Golpe Borghese” quando nel 1970 ci fu un tentativo di rovesciare l’ordine democratico. Spiazzi, come altri imputati, fu assolto dalla Corte d’Appello di Roma dopo una condanna in primo grado per cospirazione a cinque anni.  Era stato arrestato nel settembre del 1984 su ordine dell’allora giudice istruttore di Venezia Felice Casson nell’ambito di un’inchiesta sull’eversione di estrema destra. Per questa vicenda, l’ufficiale dell’Esercito prima e dei servizi segreti poi, venne arrestato. Poi, fu assolto in appello; assoluzione confermata in cassazione nel 1986. Fu teste, dopo aver rilasciato un’intervista, anche nel processo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. 

L’ultima volta che il suo nome è entrato nelle cronache risale al gennaio di quest’anno. I carabinieri di Genova trovarono una pistola mitragliatrice sparita più di trent’anni fa dalla sua collezione. L’arma, un Franchi LF-57 calibro 9 in dotazione all’esercito negli anni Sessanta, gli era stata sequestrata nel 1974, quando l’ufficiale d’Artiglieria venne arrestato nell’ambito dell’indagine sul Golpe Borghese. Dopo l’assoluzione in Cassazione del 1986, l’alto ufficiale chiese – invano – la restituzione delle armi. Nel frattempo, pero’, la pistola mitragliatrice era sparita nel nulla. Fino al ritrovamento dei giorni nostri, in un casolare di Serra Ricco’, nell’entroterra di Genova. Perfettamente conservata, faceva parte dell’arsenale che i carabinieri hanno sequestrato a quattro trafficanti d’armi, tutti incensurati, che sono stati arrestati con l’accusa di detenzione e ricettazione di armi. L’arma, insieme alle altre, era stata inviata al Ris di Parma per le perizie balistiche.  

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