Monica e Giovanni escono fianco a fianco dal portone di Palazzo d’Accursio. La Caritas e il Comune hanno organizzato il tradizionale pranzo di ferragosto, ma loro due non hanno trovato posto tra i 230 invitati, così si sono dovuti accontentare del take away, due piccole teglie in alluminio con pasta da una parte e patate arrosto dall’altra. “Dal 1986 facevo l’operaio, poi lavoravo nel settore delle pulizie, pulizia delle scale – racconta Giovanni – da qualche anno sono in pensione, ma i soldi non bastano”. Entrambi frequentano le mense da quando si conoscono anche se ultimamente ci vanno molto meno. “Ci sono troppi bastardi, c’è troppo caos”, racconta Monica. Già il caos, anche perché sicuramente il numero delle persone continua ad aumentare. “Alla mensa Caritas nell’ultimo anno le presenze sono cresciute del 10 %”, racconta Paolo Mengoli direttore della Caritas bolognese.

I numeri dello scorso anno non lasciano spazio a dubbi: alle mense parrocchiali del capoluogo emiliano, frequentate solo da famiglie italiane, si è passati da 24 mila persone l’anno a 27 mila. Mentre alla mensa della Fraternità, da 57.400 persone a 58.800. Anche qui la percentuale degli italiani è cresciuta, pur restando i fruitori in maggioranza immigrati. E anche quest’anno, il 15 agosto, si è trasformato in un assalto per avere un pasto.

Quello del 2012 è il ferragosto dei nuovi poveri, quello che unisce allo stesso tavolo clochard e pensionati, stranieri senza permesso di soggiorno e padri di famiglia disoccupati. Quello di chi è costretto a girare per le strade di una città deserta e fare la fila per un pasto, invece che per un ombrellone. “Molti di loro sono frequentatori abituali delle nostre mense”, spiega ancora Mengoli. Quasi tutti pensionati: “Sono sempre di più. Con una casa e una pensione di 500 euro al mese con cui riescono a malapena a pagarsi la bollette”.

E poi tra i tavoli si trova anche chi è in vacanza dalla solitudine. Tra le invitate due signore bolognesi doc: “Veniamo qui da anni, ma non per motivi economici, ma solo per stare in compagnia e non stare da sole”. Nel tavolo a fianco c’è la signora Wanda. “Facevo la magliaia”, racconta. Seduta in mezzo ai senzatetto spiega il motivo per cui è lì. “I figli sono via, non devono mica stare a vederci invecchiare. Vengo qui al pranzo da anni, da quando lo facevano in Piazza Maggiore. Almeno posso stare in compagnia”.

Insomma chi per solitudine, chi per necessità, anche quest’anno non è mancato il pienone. Italiani, stranieri tutti seduti attorno ai venti tavoli, distribuiti sotto i portici di palazzo d’Accursio: “E i posti non sono bastati per tutti – sottolinea Paolo Mengoli – abbiamo dovuto distribuire un’altra ventina di pasti”. A servire i pasti c’erano consiglieri e assessori comunali (ma non quello al Welfare, Amelia Frascaroli) anche se, come lo scorso anno, non era presente il sindaco di Bologna, Virginio Merola. L’assenza più vistosa era tuttavia quella di Maurizio Cevenini, il consigliere regionale bolognese morto lo scorso maggio dopo essersi lanciato dalla finestra del suo ufficio. L’anno scorso fu lui a intrattenere gli invitati. Alcuni commensali lo chiamarono perfino “sindaco”.

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