Scordatevi la torcia, il braciere, la mascotte che sembra uscita direttamente da Monsters & co. Il simbolo di questi Giochi Olimpici è uno solo, indiscusso e categorico: il pass.
In giro per Londra si vedono più pass olimpici che turisti e il cartellino appeso al collo viene esibito come uno status symbol, un trofeo di caccia, il gadget più alla moda dell’anno. Chi ce l’ha, si tratti di un atleta medagliato o di un addetto alle pulizie, lo mostra fiero all’universo mondo come per dire: “Hey amico, io posso entrare ovunque”.

Peccato, però, che a quanto pare i pass siano davvero tanti e dunque per nulla esclusivi. È diventato un po’ come le collane di Tiffany: fino a qualche anno fa erano esclusive, costose e per pochi eletti, mentre oggi chiunque va in giro con il cuore di metallo e l’incisione Tiffany & Co.

Londra, insomma, è una selva di pass, con gente che lo confronta con quello degli altri, cercando di capire se il proprio apre più porte e cancelli. Come i ragazzini fanno la gara a chi ce l’ha più lungo, i possessori dell’ambito cartoncino si lanciano in analisi comparative che alla fine ingrandiscono il loro ego o lo seppelliscono sotto terra.

Un ragazzo sulla trentina, in metro lo accarezzava come fosse il tesssssoro di Gollum e allora, da sfrontato italiano ficcanaso, mi sono permesso di chiedere se fosse un atleta o qualcosa del genere. “No, amico. Lavoro nelle cucine del Parco Olimpico. I’m so fucking proud!”. Proprio così, fottutamente orgoglioso. Piaccia o no, le Olimpiadi di Londra hanno creato un clima di euforia mai visto prima nella compassata capitale inglese e anche quel rettangolo di cartone plastificato, che in fondo serve davvero a poco, è divento un segno di appartenenza a un’avventura che da queste parti vorrebbero non finisse mai. Keep calm and show your pass.

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