“Daremo sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico”. E’ uno dei punti centrali della Carta d’intenti del Partito Democratico che il segretario Pierluigi Bersani ha presentato oggi a Roma e che ha avuto il risultato di provocare subito qualche malumore nel partito.

Bersani promette un governo non “lottizzato”: “A chi avrà l’onere e l’onore di guidare la maggioranza – spiega – le forze della coalizione affideranno la responsabilità di una composizione del governo snella, sottratta a logiche di spartizione e ispirata a criteri di competenza, rinnovamento e credibilità interna e internazionale”. Per evitare errori passati, insomma, e le fatiche del secondo governo Prodi (quello dell’Unione degli 11 partiti) Bersani mette nero su bianco i poteri del futuro premier. Le forze della coalizione dovranno “sostenere per tutta la legislatura l’azione del premier scelto con le primarie”.

Si apre il confronto così il confronto con la “vasta area dei democratici e dei progressisti”. Entro l’anno, ha detto Bersani, si terranno le primarie per la scelta del candidato premier. “Apriamo oggi un confronto – afferma Bersani – nella vasta area dei democratici, dei progressisti, ma anche con i soggetti sociali, del civismo, autorità morali e intellettuali. Per chi ci incontra sarà un’occasione per interloquire con questo documento e per avanzare contenuti programmatici. Poi vedremo con i nostri interlocutori come fare la sintesi, ma naturalmente toccherà al candidato dei progressisti presentare il programma”.

La Carta d’intenti è pensata come la piattaforma di un accordo tra moderati e progressisti, quindi, ma proprio uno dei punti – il riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso – non sembrerebbe troppo un patrimonio dei moderati, segnatamente dell’Udc, scelta dai democratici come l’alleato perfetto.”L’Italia ha bisogno di un governo e di una maggioranza stabili e coesi. L’imperativo che democratici e progressisti hanno di fondo è quello dell’affidabilità e della responsabilità. Per questo mentre chiamiamo a stringere un patto di governo vogliamo assumere davanti al paese alcuni impegni espliciti e vincolanti”.  Domani Bersani vedrà Nichi Vendola, giovedì i rappresentanti del Terzo settore “e così di giorno in giorno in un approfondimento con tutte le forze intelletuali del Paese”.

Al primo punto del programma c’è il lavoro, giura Bersani, “e il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari”. Tra gli impegni della carta d’intenti, “la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta”. Sul fronte delle missioni internazionali si chiede anche di “assicurare il pieno sostegno fino alla loro eventuale rinegoziazione degli impegni internazionali già assunti dal nostro Paese e che dovranno esserlo in un prossimo futuro”. Tra i punti vincolanti l’impegno a appoggiare l’esecutivo “in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica e procedere verso un governo politico-economico dell’eurozona”. L’obiettivo è rilanciare “nella prossima legislatura il sogno degli Stati Uniti d’Europa

“Il Pd è pronto ad ogni evenienza e ci vogliamo dare il nostro passo e tenere il nostro passo” assicura il segretario Pd ribadendo il sostegno al governo Monti. “Guardiamo alla conclusione naturale della legislatura avviando un percorso. Vogliamo avviare un percorso di alternativa non a Monti ma alle destre e alle loro politiche sbagliate”. Il leader dei Democratici ribadisce: “Sosteniamo la fase di transizione, in quel che ci piace e in quel che non ci piace. E ci sono cose che non ci piacciono, come gli esodati“, e “confermiamo lealtà al governo Monti, anche caricandoci di responsabilità che non sono nostre”. 

Bersani rivendica anche una differenza ‘contabile’ rispetto ad altri partiti: “Noi siamo quelli dei conti a posto, quelli delle riforme del mercato, quelli di Ciampi, di Padoa Schioppa. Loro sono quelli dei conti che saltano e del deficit e del debito fuori dei binari”. Poi lancia un messaggio che non si limita agli osservatori italiani: “Non siamo noi l’avventura, ma la solidità totale e questo non può essere messo in discussione”. “Faremo le riforme liberali che la destra non può fare, contro le posizioni dominanti e i conflitti di interessi”. 

”Dopo le parole di Napolitano di ieri – conclude Bersani – ho letto un profluvio di commenti che considerano i partiti tutti insieme senza conoscere gli argomenti in campo. Chi chiede che ci sia governabilità la sera delle elezioni è un solo partito, il Pd. Bisogna avere maggiore attenzione per il dibattito in corso. Stiamo parlando dell’Italia e non del Pd’’.

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