Da oltre due anni ci stiamo avvitando nella tragica spirale declassamento-austerità-recessione-declassamento in cui precipitano i governi dediti a somministrare palliativi e placebo contro il virus della crisi. Un taglio di spese del 5% ottiene poco se il restante 95% alimenta un bubbone di sprechi, inefficienze e corruzione.

La politica economica ossessionata da un 1% in più o in meno nel rapporto deficit/Pil trascura il fatto che crescita e occupazione dipendono dal numero di imprese che investiranno, di nuove iniziative che nasceranno, di capitali che arriveranno, di idee che verranno finanziate. L’austerità incentrata sul vano, trafelato inseguimento dei saldi contabili, come propugnano i burocrati ottusi della Ragioneria Generale, è un assurdo suicidio.

Politica economica significa decidere come allocare risorse e stabilire priorità per riattivare il tessuto economico in debito d’ossigeno. Senza un recupero di efficienza nella PA, senza l’eliminazione di centinaia di vincoli inutili all’attività economica, senza un sistema legale che decida in un anno le cause civili, senza banche in grado di erogare credito, e senza abbattere imposte proibitive su lavoro e imprese è sterile intestardirsi in patetici balletti di cifre nell’attesa allucinata di un Godot chiamato eurobond.

Il Fatto Quotidiano, 14 Luglio 2012

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