L’insegnamento della storia contemporanea rischia di essere cancellato dalla scuola primaria. Non so quanti insegnanti abbiano letto la bozza pubblica delle nuove indicazioni nazionali per il curriculo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione pubblicata sul sito del Miur e sul sito di Indirel’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.

Siamo di fronte a 57 pagine che cambieranno la scuola italiana, o almeno dovrebbero. Il tutto con una procedura di consultazione degli insegnanti “anomala”: fino al 30 giugno le scuole sono invitate a compilare online un questionario a risposte chiuse presente sul sito di Indire. Il tutto, come dice la circolare ministeriale, “imperniando il processo di revisione su un intenso, anche se necessariamente breve, processo di consultazione delle scuole”.

Nel sito di Indire si consiglia anche “di stampare copia del questionario per farne oggetto preliminare di conoscenza, approfondimento e discussione prima della sua compilazione formale”. Personalmente non sono stato consultato, come maestro. Eppure da cinque anni insegno storia e geografia. Mi viene spontanea una domanda: in quante scuole le indicazioni sono state discusse, magari nei collegi docenti di fine anno?

Il Centro studi per la scuola pubblica di Bologna intanto ha lanciato un appello su un passaggio nel curricolo di Storia. Il brano in questione è così formulato: “La ripartizione delle conoscenze storiche per livelli scolastici. La quantità di conoscenze deve essere proporzionata al tempo dell’insegnamento da realizzare, utilizzando soprattutto attività laboratoriali. Nel quadro orario attuale esse saranno distribuite lungo tutto l’arco del primo ciclo d’istruzione. [Alla scuola primaria sono assegnate quelle che riguardano il periodo compreso dalla comparsa dell’uomo alla tarda antichità; alla scuola secondaria le conoscenze che riguardano il periodo compreso dalla tarda antichità alla fine del XX secolo]. La storia generale nella scuola primaria è deputata a far scoprire agli alunni il mondo storico mediante la costruzione di un sistema di conoscenze riguardanti quadri di civiltà o quadri di società.”

Nel caso che il periodo venisse mantenuto nella versione definitiva, la ripartizione dei contenuti storici assegnata alla primaria verrebbe limitata rigidamente nei termini temporali della tarda antichità. Qualora il periodo venisse espunto, rimarrebbe nelle Indicazioni un generale accenno alla ripartizione dei contenuti tra primaria e secondaria di secondo grado ma l’effetto sarebbe di lasciare molta più libertà alle maestre e ai maestri della primaria per dispiegare il curricolo fino agli anni più recenti.

Limitare l’insegnamento della storia alla scuola primaria a quel periodo significa non parlare delle guerre mondiali, della Resistenza, di Falcone e Borsellino, di Aldo Moro. Una pennellata di sbianchino di cui possiamo fare a meno in un momento in cui la memoria del nostro Paese necessità di essere messa al primo posto dell’agenda di ogni insegnante.

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