“Le discariche che operano in violazione della normativa dell’Ue sui rifiuti costituiscono una seria minaccia alla salute umana e all’ambiente”. Ammonizione dalla Commissione europea all’Italia sulle discariche laziali, con particolare riferimento a quella di Malagrotta (Roma), ritenuta non a norma perché contiene rifiuti che non sono stati trattati adeguatamente prima di essere depositati nel centro di raccolta. Le autorità italiane avranno quindi due mesi di tempo per conformarsi alle normative comunitarie sullo smaltimento dei rifiuti, passati i quali la Corte europea di Giustizia interverrà con un’ammenda. Nel documento diffuso oggi da Bruxelles si legge: “Vista l’interpretazione restrittiva della definizione di sufficiente pre-trattamento dei rifiuti da parte delle autorità italiane, la discarica di Malagrotta nella regione Lazio contiene rifiuti che non hanno subito il pretrattamento prescritto”.

Quello di Malagrotta non è l’unico sito di stoccaggio nel mirino dell’Unione europea che, nel richiamo, ha sottolineato che nel Lazio altre discariche potrebbero contenere rifiuti non conformi e quindi pericolosi perché, continua il testo della Commissione: “Da un’indagine condotta da Bruxelles è infatti emerso che nella discarica di Malagrotta, e forse in altre discariche del Lazio, parte dei rifiuti vengono interrati senza essere prima trattati. Nel piano di gestione dei rifiuti per la regione Lazio adottato nel gennaio 2012 sono state riscontrate contraddizioni tra la capacità di trattamento meccanico-biologico nel Lazio e il quantitativo di rifiuti prodotto nella Regione”.

Poi dall’Unione europea forniscono anche dati precisi: “Il deficit di capacità ammonta a quasi 127mila tonnellate all’anno nella provincia di Latina, e a più di 1 milione di tonnellate in quella di Roma. Di conseguenza un rilevante quantitativo di rifiuti viene interrato senza subire un adeguato pretrattamento”. Secondo le autorità italiane, però, i rifiuti interrati a Malagrotta dovrebbero essere considerati come se avessero subito un pretrattamento, in quanto sono stati sminuzzati prima di essere interrati. Per Bruxelles però questo “non è sufficiente“, perché “occorre un trattamento meccanico-biologico dei rifiuti per stabilizzarne il contenuto organico, processo atto a ridurre il possibile inquinamento“. 

Oltre alla questione dello smaltimento rifiuti, dall’Unione ci inviano altri ammonimenti. La Commissione chiede all’Italia – con l’invio di un secondo avvertimento ufficiale – “di conformare entro due mesi la legislazione nazionale alle ultime norme in materia di equipaggiamento marittimo introdotte dalla normativa europea”. Anche in questo caso scaduti i termini la Commissione potrà adire la Corte di giustizia. L’ultimo richiamo riguarda il comparto difesa: Roma infatti non ha ancora recepito le norme europee relative al settore che avrebbero dovuto essere integrate, al più tardi, il 30 giugno del 2011. Se entro due mesi ciò non accadesse la Commissione potrà deferirle alla Corte di giustizia della Ue.

 

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