Un’auto d’epoca del 1976, una Rolls Royce per la precisione. Così il vescovo emerito di Rimini, monsignor Mariano De Nicolò, ha raggiunto la chiesa di Bellariva, nella capitale della riviera, durante la giornata delle cresime. Per lo stupore di amici e parenti che attendevano, radunati davanti all’edificio, l’inizio della funzione religiosa. A raccontare la vicenda attraverso uno scatto subito pubblicato su Facebook è stato l’attore Carlo Frisi, e la fotografia ha fatto prontamente il giro del web, scatenando una vera ondata di polemiche.

“Io mi chiedo se in un periodo così difficile dove alla Caritas c’è sempre più gente e le famiglie devono dire ai figli di risparmiare, un Vescovo possa presentarsi così – ha commentato lo scatto Frisi, nel suo profilo – anche se è stato un passaggio gratuito non era da accettare. Per che cosa si fanno le dottrine ai ragazzi? Se la macchina fosse della curia o di qualcuno vicino chiedo alla Guardia di Finanza di controllare se il cliente è congruo, come si dice adesso….. ho fatto un sacco di spettacoli per i poveri e le associazioni bisognose, dopo aver visto questa foto mi preoccupo per l’utilizzo dei fondi, questo lo dico senza generalizzare”.

Un’opinione largamente condivisa dagli internauti di tutta Italia, che hanno puntato il dito contro un’istituzione, la Chiesa, rea di “avere troppi privilegi, rispetto ai dogmi che predica quotidianamente”. Anche se l’auto, come ha subito sottolineato il vescovo, non era di sua proprietà, ma della parrocchia di Bellariva, che l’aveva invitato per la cerimonia.

Monsignor De Nicolò, raggiunto telefonicamente dal Resto del Carlino allo scopo di chiarire la situazione, ha infatti spiegato subito che “questa auto non è la mia, e quella di domenica scorsa è stata la prima volta che salivo a bordo di una macchina del genere. Dalla parrocchia di Bellariva sono venuti a prendermi per partecipare alle cresime. Quando ho visto la Rolls Royce – ha aggiunto il vescovo emerito – ho subito detto al signore che la guidava: ‘Così mi mette in imbarazzo’. Durante il tragitto questo signore, che possiede una ventina di queste vetture d’epoca, mi ha spiegato che l’auto, con targa della Gran Bretagna e guida a destra, era del 1976 ed era appartenuta a un attore famoso. Una gran bella macchina, nulla da dire”.

“E immaginavo che avrebbe creato qualche imbarazzo – ha aggiunto il monsignore – Quando sono arrivato il sagrato della chiesa di Bellariva era gremito e la gente guardava incuriosita questa Rolls Royce. E quando sono sceso dall’auto ho visto molte facce stupite”.

La tempestiva spiegazione, tuttavia, non ha placato gli animi accesi dalla testimonianza fornita da Frisi. La scelta del mezzo, “inopportuno visti i tempi”, non è piaciuta e in molti, oltre un centinaio solo sulla pagina dell’attore, da cui è partito il tam tam su internet, hanno commentato l’accaduto criticando la “curia e le sue ricchezze”. Esprimendo prevalentemente incredulità, rabbia e soprattutto, biasimo.

“Non ci posso credere eppure la foto è li, lampante e chiara” si legge fra i commenti alla fotografia, sulla bacheca del cabarettista riminese, “è semplicemente un comportamento non consono ad un buon pastore. Si può perdonare, ma non giustificare un simile episodio. Una caduta di stile, da parte un uomo come tutti noi…”.

La polemica non ha risparmiato nemmeno la stampa locale, accusata di non aver dato subito la notizia. “Nessun giornale si è occupato di dare notizia sul Vescovo in Roll Royce. Questo la dice lunga, sulla serietà dei mass-media! Solo su Facebook si è sviluppato un dibattito del tutto libero ed indipendente. E’ normale che un rappresentante della Chiesa, nell’esercizio delle sue funzioni, accetti di salire su un’auto di lusso?”.

 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

RIVOLUZIONE YOUTUBER

di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ Acquista
Articolo Precedente

Camera, 5000 euro per una statua di un ex deputato Pci. Dopo un anno giace in cantina

next
Articolo Successivo

Carpi, muratore si toglie la vita. La disoccupazione all’origine del gesto

next