A volte ritornano. Eccole, le prove Invalsi. In queste ore, in aula al Senato se passerà  l’art.51 comma 2 del Decreto semplificazioni ci ritroveremo il test Invalsi obbligatorio introdotto come “attività ordinaria d’istituto”. In tre parole verrà abbattuta l’autonomia didattica scolastica.

La relazione tecnica che accompagna l’art.51 non lascia spazio ad interpretazione: “La norma si propone di far sì che le rilevazioni nazionali degli apprendimenti siano effettuate dal 100% delle istituzioni scolastiche, mentre oggi, in assenza di uno specifico obbligo, circa il 5% delle scuole rifiuta con vari motivi di svolgerle; il rimanente 95% le svolge già oggi come attività ordinaria, senza necessità di remunerazione aggiuntiva per il personale coinvolto”.

Eccola servita la ricetta per impedire che qualche testa pensante rifletta su questa prova che ci costa 3 milioni di euro per gli osservatori e per i 21 tir di carta che trasportano 45 mila pacchi di domande imbustate (dato 2011).

A cercare di fermare questa imposizione ci hanno pensato una serie di associazioni e comitati genitori tra cui ReteScuole che sta raccogliendo le firme on line di migliaia di cittadini, proponendo un emendamento che è stato presentato dal Pd e dall’Idv in cui si chiede “che la prova scritta, a carattere nazionale, prevista per l’esame di Stato, sia effettuata su campione, previamente individuato con metodo statistico. La somministrazione delle prove, per ciascun ciclo scolastico, dovrà essere effettuata mediante rilevatori esterni adeguatamente formati”.

La rilevazione campionaria è lo strumento utilizzato dalle indagini internazionali e dalla maggior parte dei paesi europei (vedi rapporto Eurydice 2009) per la valutazione dei sistemi scolastici ed elimina la confusione oggi esistente nelle rilevazioni italiane che pretendono di valutare con le medesime prove gli studenti, gli insegnanti, le scuole, i dirigenti e il sistema.

Nel frattempo la macchina dell’editoria scolastica si è messa in moto producendo testi come “strategia d’allenamento” (a spese degli insegnanti) che da settimane i docenti stanno somministrando ai ragazzi togliendo tempo alla didattica, alle esperienze extrascolastiche, ai viaggi d’istruzione e a tanto altro.
Tutti timorosi di un test tanto da fare prove e riprove in seconda elementare per affrontarlo. Forse aveva ragione quel mio alunno che non avendo capito cosa stava facendo mi chiese: “Ma perché facciamo il test degli invalidi?”

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