Al senso di orrore e alla sofferenza atroce che provocano la terribile strage di  Toulouse si unisce una serie di problematiche molto francesi, irrisolte, e tutte di carattere populistico-razzista. Certo, a un mese delle elezioni presidenziali, si poteva difficilmente immaginare un evento più grave (far saltare in aria la tour Eiffel? strage col gas nel métro all’incrocio centrale delle Halles?), sia nei fatti che nell’immaginario collettivo.

Qui c’è l’attacco frontale di violenza inaudita contro la comunità ebraica, importantissima voce in queste settimane di campagna elettorale. Un popolo con il quale noi francesi siamo, sia come individui che come Nazione, in debito permanente, irrisolto, per via della nostra incapacità ancora oggi ad ammettere e voler misurare l’ampiezza della collaborazione francese assieme alla nostra partecipazione logistica alla Shoah, assieme alla nostra partecipazione ideologica, attiva, all’Ordre nouveau. D’accordo, ci fu la Resistenza; ma fu piccola, esaltata da De Gaulle per motivi politici, e durante la guerra d’Algeria -solo 15 anni dopo- sempre per ragioni di “unità nazionale”, il potere era in mano ad ex-resistenti come ex-collaboratori e moltissimi “pro Oas”. La figura di Mitterrand, che lavorò con Vichy prima di prendere il Maquis, potrebbe essere il paradigma perfetto. Ma questo debito non l’abbiamo solo con la comunità ebraica, purtroppo. “Famoso” l’esempio della strage del 17 ottobre 1961, quando a Parigi in piena “guerre d’Algérie” furono ammazzati decine e decine di manifestanti pacifisti del Fln su decisione dello Stato, con l’aiuto del prefetto di Parigi  Maurice Papon. Quest’ultimo fu condannato per complicità in crimini contro l’umanità nel 1998, mentre nello stesso 1961 era promosso commendatore della Legion d’Onore dal général De Gaulle.

Sarkozy è dato perdente da mesi, ma lo dicono solo i sondaggi, non i fatti. Strauss-Kahn, senza entrare nel merito e considerandolo solo come “elemento del gioco”, è stato fatto fuori al momento giusto, se non perfetto, e il nuovo “futuro presidente” è diventato Hollande. Meglio per Sarkozy, e di molto.

Ieri toccava al presidente della Repubblica, quale che sia il suo nome, esaltare l’unità nazionale di fronte alla barbarie di questa strage. Ma dopo i titoli perlomeno contraddittori usciti ieri pomeriggio (La campagna è sospesa”: Hollande va a Tolosa“, LeMonde.fr) già stanotte il peso della politica aveva superato del tutto l’orrore: “Presidenziali: Tolosa, il primo che stecca è fuori” (Rue 89).

Per vincere dunque Hollande non deve steccare, e sarebbe tutto qua. Per vincere, Sarkozy deve “andare a cercare la vittoria” come ha ammesso poco fa, ed è chiarissimo che quello che gli manca sono un bel po’ di punti traslocati da anni verso l’estrema-destra della figlia Le Pen.

In queste ore sta tutto nel “stigmatiser” le persone e le idee. Ovvero applicare di nuovo questa specie di segregazione tra il Bene e il Male, e in queste ore l’estrema-destra della figlia Le Pen, il cui partito è storicamente vicino agli ambianti neonazisti, dovrebbe diventare un pezzo del “Male”. Questa logica dovrebbe favorire il trasloco di preziosi punti verso Sarkozy, basta puntare il dito.

E mentre Sarkò si butta nella mischia, la stampa lo aiuta a incasinare il quadro. Così Le Monde, collegando con la strage precedente l’omicidio di tre militari poco fa nella stessa zona, evoca due musulmani e un antillais. Che sarebbe come dire “due ebrei e un parigino”. E questo preoccupa.

Preoccupa pure Hollande quando, mentre pretendendo il trono di uno Stato davvero omertoso di fronte alle pagine nere della sua storia, proponeva pochi giorni fa di “abolire la parola “razza” della costituzione francese”. Abolire, censurare, dimenticare.

Ma per completare il quadro va anche detto che questa strage fa tornare in mente due altri episodi molto crudi: il luogo, Tolosa, ricorda l’incidente (30 morti) della fabbrica Azf nel 2001, successo in piena psicosi post-11/9, mai chiarito del tutto, lasciando la sensazione che il governo avesse allora voluto negare la pista “terroristica”: gli islamisti. Una delle prime piste evocata ieri, magari per associazione di idee e zelo giornalistico.

Ma ovviamente e prima di tutto Human Bomb, la presa d’ostaggio in una scuola materna di Neuilly nel 1993, il cui sindaco era Sarkozy. Tutti ricordiamo Sarkò in quel giorno, perché fu filmato mentre parlava personalmente, attraverso una porta, con il “matto” (che fu ammazzato senza aver ammazzato nessuno) e portare fuori un bimbo che aveva “salvato”.

Ieri due uomini chiavi del sistema “populistico” Sarkoziano sono entrati subito in azione: da ieri sera, per la prima volta nella sua storia dalla creazione del piano antiterroristico “Vigipirate”, la Francia è messa in allerta “écarlate”, massimale, un livello ancora mai toccato. Ecco in scena il famoso Bernard Squarcini, capo massimo dei servizi francesi, grande amico di Sarkò. Uno che, mi pare, sarebbe stato un ottimo capo del Sisde italiano, e che non manca mai di comunicare un po’ di sana tensione alle famiglie francesi, ricordando ad ogni natale che l’allerta terroristica è ben presente e “rossa”.

Poi c’è il ministro degli interni Claude Guéant, che ha dichiarato ieri di essere “sommerso” dall’emozione. Questo maestro de “l’identité nationale” è un habitué della polemica a carattere antisemita. Oltre a qualche evergreen come “i francesi, ogni tanto, hanno il sentimento di non sentirsi più a casa loro”, fece particolarmente scalpore quando ai primi di febbraio dichiarò all’assemblée nationale che “le culture non sono tutte uguali”, ma anche un anno fa, il 22 marzo 2011 -poche ore dopo l’inizio del conflitto libico- quando si rallegrò dell’iniziativa del presidente francese per aver lanciato la “crociata” contro il colonnello.

E Guéant ha immediatamente traslocato a Tolosa, per chiudere il caso, “per il tempo che ci vorrà”. Forse intende “fino ai risultati delle presidenziali”?

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