Il console Vattani, almeno per qualche settimana, potrà tornare non solo ad Osaka, ma anche a riproporsi come interprete nazirock in qualche band, magari avvolto in una bandiera nera ed accolto da inni fascisti e saluti romani.
Non si tratta di uno scherzo, ma della decisione del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso presentato dal console italiano in Giappone, figlio del potentissimo Umberto, già temutissimo capo delle feluche italiane.

Il Tar ha così deciso perché ha ritenuto eccessiva la decisione del ministero di richiamare urgentemente Vattani a Roma, ancora prima che si concludesse l’iter disciplinare. Il tribunale si è tuttavia riservato di entrare nel merito nella udienza del 4 aprile prossimo.

Sia come sia, la decisione non può essere accettata come se nulla fosse.
L’esibizione di Vattani è stata immortalata, vista da migliaia di persone in rete, le immagini, i suoni, i precedenti sono chiarissimi, accertati, senza possibilità di equivoco.
Restano misteriose, si fa per dire, le ragioni per le quali il ministero abbia, per mesi e mesi, fatto finta di nulla, chiudendo non solo gli occhi, ma anche le orecchie, rifiutandosi di ascoltare le nostalgiche note provenienti dal Giappone.

Del resto come dimenticare che il medesimo ex presidente del consiglio si rifiutava di onorare il 25 aprile e definiva “una vacanza” il confino imposto da Mussolini a centinaia di oppositori.

Non a caso migliaia di cittadini hanno sottoscritto la petizione ” Via Vattani” lanciata dall’ANPI e condivisa da molte associazioni che hanno a cuore la Costituzione e la legalità repubblicana.

A nessuno e soprattutto a nessun diplomatico o funzionario dello stato, può essere consentito di giurare al mattino sulla Costituzione e, alla sera, di prendere parte ad esibizioni o iniziative che quei valori negano e oltraggiano. Su questi principi non ci può essere trattativa.

La Costituzione “ad ore” non può essere consentita ad alcuno, Tar o non Tar.

Il tribunale tornerà a riunirsi il prossimo 4 aprile, ma niente e nessuno può impedire al ministro Terzi di portare a compimento il giudizio della commissione di disciplina e a difenderlo, con forza e con determinazione, non solo davanti al Tar, ma in tutte le aule dei tribunali e del Parlamento.

I camerati di  Vattani vogliono ora organizzare un  concerto per festeggiare la “Quasi assoluzione”. Alle istituzioni spetta invece il compito di impedire che ” Faccetta Nera” possa diventare l’inno ufficiale della diplomazia italiana.

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