La festa è finita

La popolarità del governo di Mario Monti infastidisce i partiti tradizionali.

Testata: The Economist
Data di pubblicazione: 1 marzo 2012
Traduzione di Veronica Ielo, Loredana Spadola e Mara Colzani per italiadallestero.info

Per un momento è stato come tornare ai vecchi tempi. L’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che protesta dichiarandosi innocente come Gesù Cristo e descrivendo i processi che lo coinvolgono come un calvario. I Pm che lo accusano di disonestà (la presunta corruzione del suo avvocato inglese, David Mills). I giudici incapaci di esprimere un verdetto chiaro.

Nel processo ritenuto il più temuto da Berlusconi, la corte ha deliberato che le accuse sono ormai fuori tempo massimo, secondo quanto stabilisce la legge sulla prescrizione. La Corte Suprema di Cassazione italiana giunse allo stessa conclusione sul processo Mills nel 2010. Ma i giudici di Milano non si erano espressi sulle responsabilità di Berlusconi, dando quella che anche un suo vecchio alleato, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, definì “una pessima impressione”.

Eppure, per quanto tutto questo possa ricordare i giorni prima delle dimissioni di Berlusconi da capo del governo, questi fatti non fanno che sottolineare come le cose siano molto cambiate. Il suo populismo ostentato, i disdicevoli e volgari battibecchi con il sistema giudiziario e le feste con “bunga bunga” sembrano ora appartenere ad un’era remota di una terra lontana. Il governo tecnico di Mario Monti, che ha preso il posto della coalizione di destra di Berlusconi, può apparire fin troppo serioso in confronto, ma sta portando a compimento ciò che si è prefisso.

Questo pone l’attuale Consiglio dei Ministri su un altro piano, non solo rispetto a Berlusconi, ma anche a molti governi che si sono succeduti dalla metà degli anni ‘90 ad oggi. Nei primi 100 giorni, Monti e i suoi ministri hanno ridotto i tassi di interesse dell’Italia, con un insieme di misure volte ad azzerare il debito pubblico e a promuovere la crescita (avvalendosi anche dell’aiuto della Bce). Hanno semplificato l’intricata burocrazia italiana. Ora stanno per affrontare con lavoratori e sindacati la riforma del lavoro, che potrebbe essere imposta se le due parti non raggiungessero un accordo.

Questo approccio efficiente è una rivelazione per gli italiani, abituati a bisticci politici senza fine, tortuose negoziazioni e fragili compromessi. Nonostante l’Italia sia tuttora in recessione e il governo Monti abbia inflitto agli italiani ancora più dolori, questo conserva comunque la sua popolarità. Un sondaggio del Corriere della Sera riporta che il consenso al governo è pari al 52%, quindi ancora forte, sebbene non più al 61% come a dicembre. Inoltre, lo stesso sondaggio ha evidenziato come solo l’8% degli intervistati riponga la propria fiducia nei partiti politici, mentre il 69% dichiara di non avere idea di chi votare alle elezione dell’anno prossimo. Renato Mannheimer, sondaggista, ritiene che questi risultati indichino chiaramente che il governo Monti sta sottraendo “visibilità, centralità e prestigio” ai partiti e ai loro capi.

I politici di professione si trovano ad affrontare almeno due pericoli, in entrambi gli schieramenti. Il primo è rappresentato dal rinnovamento dei movimenti di protesta insoddisfatti dell’intero sistema, come quello guidato dal comico e blogger Beppe Grillo. Durante gli ultimi incontri, i partiti hanno discusso su una riforma del sistema elettorale che ristabilirebbe, almeno in parte, il legame tra politici ed elettori (spazzato via nel 2005 da un precedente governo Berlusconi). Ma hanno anche studiato delle misure per escludere dal parlamento i partiti più piccoli.

L’altro rischio corso dai professionisti è che alcuni dei ministri di Monti possano decidere di rimanere in politica, divenendo avversari temibili per coloro che in precedenza decidevano (o, più spesso, non decidevano) del destino dell’Italia. A meno che la sua buona stella non si spenga nell’anno che rimane al suo governo, Monti rappresenterebbe la scelta più naturale per la Presidenza del Consiglio, per la quale si voterà nel 2013. Monti ha però ripetutamente negato di avere intenzione di candidarsi.

Le speculazioni si concentrano invece sul super Ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, ex banchiere e industriale. Fino ad oggi, Passera era pressoché sconosciuto ai più, ma ciò cambierà quando l’attenzione politica si sposterà dalla riduzione del deficit alla crescita economica.

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