parlamento tedescoNove deputati sono troppo pochi per muovere decine di miliardi di euro. La Corte Costituzionale tedesca ha bocciato stamattina la speciale commissione del Bundestag composta da appena nove parlamentari che dovrebbe decidere a porte chiuse, in casi urgenti o particolarmente confidenziali, sulla concessione di aiuti ai Paesi europei in difficoltà attraverso il fondo EFSF. L’organismo, che era stato creato lo scorso autunno e finora non si era mai riunito, è in gran parte incostituzionale e va sostituito da uno più grande, che rispecchi gli effettivi rapporti di forza all’interno del Bundestag, hanno stabilito i giudici di Karlsruhe. Il mini-gruppo di nove deputati può dare solo il via libera all’acquisto di bond sul mercato secondario attraverso l’EFSF, in quanto si tratta di decisioni che vanno prese in modo riservato per evitare contraccolpi sui mercati, ha aggiunto la corte.

La sentenza piomba come un cartellino giallo su un mondo politico ancora in subbuglio dopo il preoccupante sbandamento della coalizione di Angela Merkel al Bundestag, quella votazione sul secondo pacchetto di aiuti alla Grecia che lunedì ha segnato per la prima volta la perdita della maggioranza assoluta per la cancelliera e il suo governo in parlamento. Stamattina, con un tempismo che sorprende, è tornato a farsi sentire l’ex cancelliere Helmut Kohl, con un appello sulla Bild che sa di richiamo a un governo sempre più disunito: “A chi, in questo periodo di crisi, nutre dei dubbi, io ribatto: dove starebbe oggi l’Europa se avessimo ceduto ogni volta ai pavidi, ai portatori di dubbi e non avessimo imposto la grande idea europea contro notevoli resistenze?”, scrive Kohl. L’attuale discussione sulla Grecia “non deve portarci a perdere di vista l’obiettivo dell’Europa unita, a metterlo in discussione o a fare dei passi indietro. È vero il contrario: dobbiamo usare la crisi come una chance. Proprio adesso abbiamo bisogno di più Europa, non di meno Europa”. Difficile pensare a una semplice coincidenza.

A Berlino, infatti, i dubbi sulla strategia dei salvataggi seguita finora aumentano, come aumentano le perplessità sull’efficacia dei pacchetti salva-Grecia. Come spiegare altrimenti il fatto che lunedì 20 deputati della maggioranza hanno negato a Merkel il loro sì, preferendo astenersi o votare addirittura contro i nuovi aiuti ad Atene? Per decifrare la strigliata del Bundestag basta leggere alcuni segnali che alzano il velo sulla preoccupazione delle sfere alte della politica tedesca. Nel suo intervento al Bundestag Frau Merkel ha insistito sì sulla necessità di evitare un fallimento della Grecia («i rischi sarebbero incalcolabili»), ma ha anche ricordato che «nessuno può dare una garanzia di successo al 100%».

Eccola, la frase che circola da giorni a Berlino, rimbalza negli uffici dei deputati, rafforza il fronte degli euroscettici. È la stessa che si ritrova quasi alla fine della lettera di cinque pagine inviata la scorsa settimana ai deputati dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble: “Non c’è nessuna garanzia che la strada imboccata porti al successo. Probabilmente non è neanche l’ultima volta che il Bundestag dovrà occuparsi di aiuti alla Grecia”, aveva scritto Schäuble. Nessuna garanzia? Una prospettiva che, amplificata dall’umore contrario agli aiuti diffuso tra la popolazione tedesca, preoccupa sempre più deputati. Per non parlare poi delle valutazioni del ministro degli Interni Hans-Peter Friedrich, il primo membro del governo a consigliare alla Grecia di uscire dall’Eurozona (in aula, complice anche il rimprovero incassato dalla cancelliera, Friedrich ci ha poi ripensato e ha votato sì agli aiuti).

Per Merkel il voto di lunedì rappresenta il secondo campanello d’allarme sulla tenuta della sua coalizione. Il primo era arrivato neanche dieci giorni fa, quando il leader dei liberali (junior partner della Cdu/Csu nel governo di Berlino) e vice cancelliere Philipp Rösler aveva appoggiato all’improvviso Joachim Gauck, il candidato presidente lanciato dall’opposizione ma sgradito a Merkel e alla Cdu. L’obiettivo di Rösler: presentarsi come il politico che ha “incoronato” di fatto il prossimo capo dello Stato, incassare una vittoria e far risalire nei sondaggi la sua Fdp, che viaggia intorno a un misero 2%. Il fatto che, per riuscirci, abbia messo in conto tanto le urla della Merkel (effettivamente arrivate, sembra), quanto un sensibile raffreddamento dei suoi rapporti con lei, la dice lunga sul clima che regna in una coalizione che appare sempre più tenuta insieme non da un progetto comune, bensì dalla semplice permanenza al governo. L’opposizione è già alla carica: la maggioranza, attaccano socialdemocratici e Verdi, si sta disintegrando.