Beate Klarsfeld con il marito

Nel 1968 schiaffeggiò in pubblico il cancelliere federale Kurt Georg Kiesinger per denunciare il suo passato nazista. Oggi, a 73 anni, si appresta a correre per il posto di capo dello Stato in Germania. La cacciatrice di nazisti Beate Klarsfeld è stata scelta dal partito della sinistra radicale Die Linke come candidato a presidente della Repubblica federale tedesca. Le sue chance in realtà sono praticamente nulle: il 18 marzo, giorno in cui si riunirà la speciale assemblea chiamata ad eleggere il nuovo presidente tedesco, la Klarsfeld si troverà di fronte l’ex pastore protestante Joachim Gauck, che può contare sull’appoggio tanto della maggioranza quanto dell’opposizione socialdemocratica e Verde. La sua candidatura, però, ha un forte valore simbolico: mentre in Francia François Mitterrand le ha conferito il titolo di Cavaliere della Legion d’Onore e Nicolas Sarkozy quello di Ufficiale della Legion d’Onore, mentre Israele l’ha insignita di una medaglia al valore, la Germania si rifiuta testardamente di assegnarle quella Croce al merito per la quale è stata nominata invano più volte. La proposta è stata respinta prima dal ministro degli Esteri Joschka Fischer, poi dal suo successore Guido Westerwelle, e infine dall’ex presidente della Repubblica Christian Wulff, lo stesso di cui ora Klarsfeld aspira a prendere il posto. Il motivo dei ripetuti no: una semplice sberla.

È il 1968, Beate Klarsfeld sta tentando da due anni di richiamare l’attenzione sul passato nazista del cancelliere Kiesinger, ma senza successo. Ha già scritto contro di lui un pezzo sul giornale francese Combat ed è stata per questo licenziata dall’“Ufficio franco-tedesco per la gioventù”. Ha preso posto sulla tribuna ospiti del Bundestag e ha urlato all’indirizzo di Kiesinger “Nazista, dimettiti!”. Ma niente. E così il 7 novembre del 1968 la Klarsfeld, allora ventinovenne, si reca al congresso della Cdu a Berlino, rifila uno schiaffo in faccia al cancelliere e gli grida dietro “Nazi, Nazi, Nazi!”. «Fu un gesto simbolico: i figli dei nazisti picchiano i loro padri», dirà nel 2006 alla radio-tv tedesca WDR.

Il suo obiettivo: svelare a tutti che fino al 1945 Kiesinger aveva militato nel partito nazista (tessera 2633930) ed era stato una pedina di collegamento tra il ministero della Propaganda di Joseph Goebbels e il ministero degli Esteri. Obiettivo centrato: grazie a quel gesto, che le costerà una condanna a un anno di carcere poi tramutata in quattro mesi con la condizionale, l’opinione pubblica prese atto per la prima volta del passato del cancelliere, mentre la Klarsfeld si trasformava in un’eroina dei sessantottini. E non solo: Heinrich Böll, premio Nobel per la Letteratura nel 1972, le spedì a casa 50 rose rosse. “Frau Klarsfeld, avrei voluto parlarLe volentieri… quello che sta facendo è meraviglioso”, le lasciò detto qualche anno dopo sulla segreteria telefonica Marlene Dietrich.

La sua caccia ai nazisti nasce da un incontro: sono gli inizi degli anni Sessanta, Beate Klarsfeld si è trasferita da Berlino a Parigi per lavorare come ragazza alla pari e qui conosce il suo futuro marito, Serge Klarsfeld, figlio di un ebreo ucciso ad Auschwitz. Insieme a lui rintraccerà a Colonia nel 1971 Kurt Lischka, l’ex capo della Gestapo a Parigi, e proverà a rapirlo per consegnarlo alla giustizia francese (verrà scoperta e condannata a due mesi, pena poi sospesa con la condizionale); con lui scoverà in Bolivia nel 1972 il “macellaio di Lione” Klaus Barbie, che verrà così arrestato e condannato; con lui resterà per anni sulle tracce del medico nazista Josef Mengele e su quelle di Alois Brunner, il braccio destro dell’architetto dell’Olocausto Adolf Eichmann. Battaglie che l’hanno fatta sbarcare persino sul piccolo schermo: in un film tv sulla sua storia girato nel 1986 il suo personaggio verrà impersonato dall’ex “Charlie’s Angel” Farrah Fawcett.

Eppure sulla sua candidatura a presidente della Repubblica la Linke si era spaccata. Il suo deciso impegno pro-israeliano la rendono del resto indigesta a una parte del partito. E così al suo nome, avanzato dal segretario Gesine Lötzsch, se ne erano aggiunti all’improvviso altri due: quello del politologo esperto di povertà Christoph Butterwegge, favorito dell’ex leader Oskar Lafontaine, e quello della deputata Luc Jochimsen, già candidata presidente nel 2010. Entrambi si sono poi ritirati. Un caotico “casting show”, come l’ha definito la stampa tedesca, concluso ora con la scelta della Klarsfeld.

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