Maurizio Azzolini con la pistola in via De Amicis a Milano, il 14 maggio 1977

“Non è vero che non importa. Che è tutto passato e che tutto si può fare in nome del diritto all’oblio”. Fatica a trovare le parole la vedova di Antonio Custra, il poliziotto ucciso a Milano nel 1977 e tornato al centro delle cronache in questi giorni con la scoperta che chi quel giorno scese in piazza armato oggi è capo di gabinetto del vicesindaco a palazzo Marino.

Si chiama Maurizio Azzollini e la storia si è occupata di lui la prima volta 35 anni fa. Era il 14 maggio del 1977 e a Milano collettivi, autonomi, gruppi anarchici scendevano in strada armati per vendicare l’uccisione tre giorni prima, a Roma, della militante radicale Giorgiana Masi. Tra loro anche quelli dell’istituto tecnico Cattaneo come Azzollini che, a 18 anni appena compiuti, spara senza colpire nessuno, subisce poi processo e condanna e scompare dalle cronache. Fino alla “scoperta” del suo ruolo a Palazzo Marino. “Un conto è consentire a chi ha sbagliato di emanciparsi dagli errori”, spiega a ilfattoquotidiano.it la vedova dell’agente, Annamaria Custra, “un altro è approfittare dell’oblio per elevarlo a posizioni di responsabilità quando per la storia ne ha ben altre”.

La storia è tornata ad occuparsi di Azzollini in seguito a un banalissimo incidente. Un portone che si stacca all’improvviso in via Agnello ferendo lievemente i collaboratori del vicesindaco di Milano Mariagrazia Guida. Uno di loro è il capo di gabinetto e si chiama Maurizio Azzollini ed è proprio lo stesso immortalato di spalle, pistola alla mano, in una celebre foto in bianco e nero di quel drammatico maggio degli Anni di Piombo in via De Amicis. A notarlo è il Corriere della Sera che ricostruisce la storia. Tanto basta. Libero titola “Un terrorista a palazzo”, gli esponenti del centrodestra milanese vanno all’attacco, chiedono dimissioni e additano Pisapia come protettore di brigatisti e criminali.

In realtà Azzollini lavora da vent’anni in Comune come impiegato, con le giunte di centrodestra al settore Istruzione, con gli assessori Bruno Simini prima e Mariolina Moioli poi. E nessuno ha mai battuto ciglio. Tanto che la Moioli difende il dipendente: “L’ho sempre valutato solo per il suo lavooro ed è una persona che non si è mai risparmiata, è stato un valido collaboratore”.

Vero è che la nuova giunta ha promosso quel dipendente a un ruolo di ben più alta responsabilità, cioé capo di gabinetto del vicesindaco. Da qui, l’affondo dell’ex vicensindaco Riccardo De Corato: “L’ex terrorista Maurizio Azzollini, l’uomo con la pistola ritratto in via De Amicis che spara contro la polizia, non può rimanere ai vertici della dirigenza di Palazzo Marino come capo di gabinetto del vicesindaco, un incarico fiduciario che è ben diverso rispetto a un semplice impiego in Comune”.

La lista di quelli che ora puntano il dito contro la giunta arancione è lunga. Lo fa ad esempio chi quel giorno era vicino a Custra. Il sostituto commissario di polizia e consigliere comunale Pdl a Milano Carmine Abagnale ha scritto una lettera aperta alla vicesindaco. “Quel giorno ero in servizio in via De Amicis mentre il suo capo di Gabinetto mi sparava addosso”, esordisce. “Il rispetto alla sua istituzionale figura e quello nei confronti delle persone che l’hanno votata mi obbliga a non abbandonare l’aula consiliare quando lei sarà presente. Ma qualora vedrò aggirarsi per la sala del consiglio il suo capo di gabinetto non esiterò ad abbandonare l’aula chiedendo a tutti i consiglieri di fare altrettanto. Si ricordi bene, signora vicesindaco, quando mi incontra nella sala del consiglio: quel 14 maggio 1977 io ero lì in via De Amicis e quelli, tanti purtroppo, ci sparavano addosso”.

Intanto a sinistra si fa quadrato intorno al sindaco Giuliano Pisapia e si invita la destra a guardare quanto avviene in casa propria, ad esempio a Roma dove Gianni Alemanno ha aperto le porte dell’Atac all’ex Nar Francesco Bianco. “C’è una differenza fondamentale – fanno notare persone vicine al sindaco di Milano – perché Azzolini ha pagato i suoi debiti con la giustizia, è stato assunto in Comune a prescindere da chi governasse, e non è stato catapultato da fuori o dall’alto”. Lo stesso sindaco, a 36 ore dalla notizia, mette un punto fermo: “Azzollini ha espiato la pena, era minorenne all’epoca dei fatti contestati e pertanto può ricoprire incarichi di responsabilità”.

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