Internet – il mondo in una scatola – ne ha davvero per tutti i gusti, e in tanti ci si ambientano bene. Nel 2012 si fa sempre più fatica a parlare a “vis à vis”, oggi si “chatta”. Nel 1962 Mina cantava “Se telefonando io potessi dirti addio, ti chiamarei”, adesso per dirselo bisogna chattare. Il fenomeno della “chat” è diventato una moda, un trend che negli ultimi anni ha catturato persone di tutto il mondo. Il bello è che nel mondo virtuale si abbattono i confini, si può contattare qualsiasi individuo del pianeta. Nel caso di perfetti sconosciuti, si possono persino abbattere i confini dell’identità e delle inibizioni, e un corpulento settantenne può pretendere di essere un aiutante trentenne o, perché no, una ragazzina appena maggiorenne. L’entusiasmante viaggio virtuale nei meandri della “chat-line” si affaccia su un cortile di tipo tematico, gremito di persone desiderose di comunicare, aprirsi e magari innamorarsi che scatena emozioni di tristezza, sorriso, rabbia, delusione e gioia che porta ad una riflessione nei confronti di questo fenomeno.

Chi popola il mondo della chat? Gli habituè virtuali sono uomini e donne di tutte le età in cerca di contatto, un pianeta di persone desiderose di far sentire la propria voce e di esprimere le proprie emozioni. Ma è davvero possibile innamorarsi di frasi scritte su un video? L’innamorato virtuale ha la sensazione di leggere tra le righe quello che l’altro pensa, pensa di conoscere tutti i risvolti della sua vita, presente e passato, ma si invaghisce per lo più dell’idea, del sogno e della speranza di aver trovato l’anima gemella. Molto spesso, purtroppo, questi amori nati via chat, assomigliano soltanto vagamente a quello vero. Nonostante scambi di promesse di fedeltà e così via il delirio finisce presto e oltretutto finisce male, la maggior parte delle volte animato da rancore seguito dal solito scambio di scuse e accuse. Anche se lo scambio rimane incorporeo, le ferite narcisistiche possono essere fin troppo vere.

Nel labirinto di anime che popolano l’universo delle chat ci si butta molto spesso giovani che vengono adescati dalla “rete dei sentimenti” al riparo di una realtà ostile e difficile da accettare: cadono in una dimensione che viaggia tra i confini del sogno e della realtà in cui tutto sembra possibile. La paura e la diffidenza iniziali lasciano presto il posto ad un bisogno di darsi ed essere capiti dall’altro facendo nascere uno scambio interattivo. E così si ritrovano con un bicchiere in mano, ognuno a casa sua davanti al computer. Non possono fare a meno di quello scambio continuo di parole che – se ne rendono ben conto – riguardano solo il loro mondo interno.

I risvolti dell’uso della chat possono rivelarsi positivi se utilizzata in modo responsabile, ma nei casi più gravi la dipendenza da internet può finire in Iad (Internet Addiction Disorder). Tale disturbo induce la persona a trascurare famiglia, lavoro, hobby per dedicare la maggior parte del tempo ed energie al mondo virtuale, scatenando dunque sensi di colpa e sensazione di solitudine.

La chat ha anche un suo linguaggio: LOL (laughing out loud) che testualmente vuol dire “ridere a crepapelle”, ROTFL (rolling on the floor laughing), ovvero “rotolarsi a terra dalle risate”, OMG (oh my God) e sul WTF (what the fuck), lascio a voi l’immaginazione. Perché di questo si tratta, e non potrà mai sostituire, ma al limite completare, il contatto diretto tra persone vere.

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