Erano oltre duemila da tutta Italia a seguire il summit di tre giorni sulla crisi economica e su un modo alternativo per uscirne, in cui cinque studiosi di fama mondiale hanno catturato l’attenzione del palasport di Rimini, pieno zeppo come per un concerto rock. E proprio come un concerto c’era un biglietto, 40 euro per tre giorni (vitto e alloggio esclusi) e un servizio d’ordine. Erano per lo più ragazzi. Del resto, se temi come lo spread e la recessione occupano le aperture di tutti i telegiornali, difficile stupirsi per una partecipazione così massiccia, in cui questi economisti controcorrente hanno ricevuto ovazioni da star.

Alla base dell’evento organizzato dal giornalista Paolo Barnard, anche grazie a un tam tam in rete, c’è la Modern money theory , la corrente di pensiero economica che oggi ha portato in Romagna i suoi più importanti esponenti. Obiettivo degli attacchi di questi studiosi il “colpo di stato finanziario” che si sta consumando nella politica europea.

La crisi italiana è naturalmente al centro di tutte le relazioni dal parco del palasport riminese. “Abbiamo affidato alle persone che hanno causato questa crisi non solo le leve economiche del paese, ma ora addirittura quelle politiche. È una follia, anzi, dire che è totalmente folle è ancora inadeguato”, ha spiegato William Black, uno degli oratori del summit, a proposito del governo Monti. Poi il bersaglio diventa la Bce e il suo nuovo presidente. “Mario Draghi ha detto in una recente intervista al Wall Street Journal che i governi hanno bisogno della disciplina dei finanziatori privati, cioè le banche. La stessa teoria che ha prodotto la crisi più grave degli ultimi 75 anni”. William Black, spiega una sua biografia, è un regolamentatore bancario statunitense che negli anni Ottanta ha spedito in carcere decine di banchieri coinvolti in truffe ai cittadini. Inoltre è stato una delle principali figure oggetto dell’attenzione del regista Michael Moore.

Il leit motiv di questa tre giorni riminese, che si concluderà oggi, è il rischio della ‘argentinizzazione’ dell’Italia: “Quello che è successo in Argentina deve essere per tutti noi una lezione: accettare di legarsi a una valuta estera o una valuta sovranazionale – ha spiegato l’economista francese Alain Parguez riferendosi all’euro – è la strada per il crollo dell’economia e l’asservimento totale di un paese”.

Sulla stessa linea di pensiero, naturalmente, è l’organizzatore dell’evento. “In Italia non c’è il rischio, ma la certezza dell’argentinizzazione. Il rischio default c’era e c’è, e i tamponi messi finora non funzioneranno”.

L’evento riminese, che oltre a Parguez e a Black vede la partecipazione di altri tre economisti, Stephanie Kelton, Marshall Auerback e Michael Hudson terminerà con altre  lezioni dei cinque relatori.

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